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Con gli anni si perdono pixel
La x marca un tesoro
Commento
Requisiti di Sistema
Versione testata: PC
Questa edizione speciale di The Secret of Monkey Island ha diversi giocatori modello. Il primo è quello che ha usato per sbaglio i vecchi floppy del gioco come posa bicchiere. Per lui, c’è la possibilità di rigiocare l’intera avventura così come appariva all’epoca. Poi c’è quello che si vanta di non aver acquistato più un gioco dopo il 1995, ma che in realtà passa le ore con Guitar Hero. Ecco, per lui quest’edizione può essere giocata con i personaggi e gli sfondi interamente ridisegnati a mano. Poi c’è quello che ha come unico legame con il titolo, l’espressione vacua da scimmia di fronte a tutto questo. Nessun problema, The Secret of Monkey Island – Special Edition viene incontro anche a lui, basta leggere il prossimo paragrafo per capire come.

Vi teniamo sulle spine eh? Come no… Ma un po’ di storia è necessaria. Era il 1990 quando LucasArts (a quel tempo LucasFilm) sconvolse il mondo dei videogiochi (no, davvero, fu un grande momento), con The Secret of Monkey Island. Furono tanti i talenti che contribuirono a fare di questo gioco una delle avventure punta e clicca più amate di sempre, ed è importante ricordarli. L’ideatore fu Ron Gilbert, che seguì la saga fino al secondo capitolo. E’ per questo che i fan tendono a non considerare il terzo e il quarto episodio della serie, che si rivelarono difatti deludenti. Al suo fianco c’erano anche David Grossman e Tim Schafer. Michael Land compose le musiche, mentre Steve Purcell curò la grafica. Michael Land e David Grossman sono all’opera tuttora dietro alla serie Tales of Monkey Island sviluppata da Telltale, che si rifà proprio al vecchio brand del 1990. Tutto chiaro? Bene. Cos’è successo nel frattempo a Ron Gilbert e a Tim Schafer? L’ultimo ha firmato capolavori come Grim Fandango, Day of the Tentacle e Psychonauts, ed è da poco tornato agli onori della cronaca con Brutal Legends. Per quando riguarda Ron invece, chiedetelo direttamente a lui, il suo blog è GrumpyGamer.
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The Secret of Monkey Island – Special Edition è un remake della quasi omonima avventura grafica uscita nel 1990, rivisitata dal punto di vista grafico, delle musiche e dell’interfaccia. A questo primo capitolo seguirono Monkey Island 2: La vendetta di LeChuck (1991), La Maledizione di Monkey Island (1997) e Fuga da Monkey Island (200). Di recente, Telltale ha acquisito la licenza del marchio per una nuova serie di episodi, intitolati Tales of Monkey Island. Il primo di questi è già stato recensito da Multiplayer.it a questo indirizzo.
Con gli anni si perdono pixel
Gilbert si augura sul suo blog che questa nuova edizione possa attirare l’attenzione di quei giocatori che sanno usare solo il controller delle console (non è un’offesa). Per potercela fare, LucasArts ha rivisto diversi elementi del gioco, a cominciare dalla grafica, che ha subito un restyling notevole. A pelle, ci ha convinto di più LeChuck rispetto a Guybrush, che ha un taglio di capelli da rave di Rotterdam di fine anni ‘80; ma su questo ognuno avrà la sua da dire. In ogni caso, mentre i fondali sono deliziosi, i personaggi hanno spesso un che di amatoriale, più vicino alla fan-art che al lavoro di un professionista. Da notare inoltre che i nuovi disegni ricalcano fedelmente la struttura sottostante, e che le animazioni sono rimaste quelle di una volta: l’effetto è dapprima grottesco, ma poi si adatta così bene all’avventura da far sospettare che sia voluto. Insomma, non toglie nulla allo spirito del gioco. Anche le musiche sono state rimasterizzate, portando nuovo lustro alla famosa colonna sonora. E dobbiamo dire con più successo di quanto siano riusciti a fare i Telltale nel primo capitolo di Tales of Monkey Island.

L’aspetto più rilevante comunque, riguarda l’interfaccia. Questo titolo esce anche su Xbox 360, e si deve adattare alle esigenze di un pubblico nuovo. Innanzitutto, la serie dei verbi non è mai presente su schermo, ma deve essere richiamata con un tasto. Inoltre, il cursore è divenuto una pratica icona che offre subito la possibilità di selezionare l’azione più ovvia rispetto a un oggetto (come per esempio aprire una porta). Ancora più importante, il gioco incorpora un robusto sistema di suggerimenti. The Secret of Monkey Island, per chi non lo conosce, è un gioco di quelli dove ci si può bloccare per ore su di un enigma. Mettiamoci pure che i sottotitoli sono in italiano e che gli attori originali hanno doppiato nuovamente i personaggi, e ci troviamo con un’opera di restauro a cinque stelle. E quindi, diranno alcuni, perché tanta agitazione?
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La x marca un tesoro
In questi giorni, LucasArts ha riproposto su Steam molte delle sue avventure storiche; tutte splendide, nessuna esclusa. Perché allora è stato scelto The Secret of Monkey Island per tentare l’arrembaggio dei nuovi giocatori (che non è detto siano giovani)? Certo, è un gioco pieno di personaggi carismatici, la storia è così originale da rimandare alla personalità di Ron Gilbert,

e il suo umorismo rimane tuttora leggendario per i giocatori che hanno imparato a memoria intere battute di dialogo. In effetti, Monkey Island è un piccolo mondo autosufficiente, con le sue isole, le sue nemesi e le sue idiosincrasie. Ci sono le scimmie, l’amore, i pirati, il voodoo, e tutto quanto può ruotare intorno a questo circo caraibico. Insomma, non sappiamo rispondere alla nostra domanda. E’ stato il talento delle persone che ci hanno lavorato e la congiuntura storica a farne un capolavoro senza tempo. Qualcosa di simile dev’essere capitato con la trilogia di Star Wars. Certe opere sembrano uscire al momento giusto per mandato divino, mentre dietro ci sono soltanto uomini. Uomini con qualcosa in più, e non sapendo come chiamarlo, lo marchiamo con una x.
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Requisiti Minimi
Sistema Operativo: Windows XP / Vista
Processore: Intel Pentium 4 3 GHz o AMD Athlon 64 3000+
RAM: 256 MB RAM, 512 MB per Vista
Scheda video: 128 MB con supporto per Shader Model 2.0
DirectX: Versione 9.0c o superiore
Scheda audio: Compatibile con DirectX 9.0c
Configurazione di Prova
Processore: Intel Core 2 Quad Q6600
RAM: 2 GB
Scheda video: GeForce 8800 GT
Sistema operativo: Windows Vista
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Le Olimpiadi rappresentano da sempre un momento magico per gli sportivi e non. Raramente si ha una concentrazione spazio-temporale di eventi sportivi tanto intensi quanto importanti ed altrettanto raramente il contatto tra realtà lontanissime rappresentate dalle più di 200 nazioni rappresentate ai giochi avviene in modo tanto continuato: c’è solo la competizione, la voglia di superare se stessi, di vincere l’oro.
Tutto questo avviene ogni quattro anni ed ogni quattro anni si presenta sugli schermi di Pc e console la trasposizione digitale di tutto quanto descritto finora, seguendo uno schema ormai consolidato e prevedibile.
Beijing 2008 non fa eccezione a tutto questo ed ha il compito quindi di far rivivere a noi giocatori le emozioni delle Olimpiadi cinesi cominciate l’8 Agosto.
Saprà meritarsi la medaglia d’oro nell’affollato calderone dei simulatori sportivi multievento?
Beijing 2008 – Recensione
Giorgio Melani
07 luglio 2008
Sommario
Pista, campo o palestra?
Stress test
Faster, higher, stronger?
Commento
Xbox 360 – Obiettivi
Il tipico ambaradan mediatico che accompagna, ogni quattro anni, i Giochi Olimpici, ovviamente, comprende anche il mondo dei videogiochi. Da decine di anni a questa parte, puntualmente, la controparte digitale delle Olimpiadi si è affacciata al mercato videoludico, accompagnando il progresso tecnologico con un aspetto in continua evoluzione. Cosa strana: con una cadenza quadriennale, le simulazioni olimpiche dovrebbero essere paradigmatiche dei cambiamenti tecnici che caratterizzano il mondo informatico, toccando una piattaforma di generazione diversa ogni due edizioni, in media, eppure il loro legame con la matrice comune di Track and Field rimane innegabile. Certo, la grafica cambia e il sonoro pure, ma è curioso vedere come le dinamiche di gioco, sotto diversi aspetti, siano praticamente le stesse del classico Konami di vent’anni fa. D’altra parte, ne conveniamo, non è facile schematizzare le discipline atletiche in interfacce convincenti, in modo da creare delle vere e proprie simulazioni. La soluzione è rimasta quella di puntare tutto sul tempismo, sulla resistenza o sulla precisione dei movimenti, in questo modo, effettivamente, avvicinandosi ai principi fondanti di tali discipline sportive.
Beijing 2008 capita proprio in mezzo alla nuova generazione di console, un momento in cui le potenzialità delle macchine sono ben sfruttabili, e la diffusione delle piattaforme può assicurare ampi margini di successo, eppure il feeling resta lo stesso caratteristico delle produzioni precedenti della stessa tipologia. Prodotto da Sega e sviluppato da Eurocom, Beijing 2008 raccoglie l’eredità dell’edizione precedente delle Olimpiadi – sempre ad opera dello stesso team – perfezionando le dinamiche tipiche del genere e puntando sulla ricchezza dei contenuti. Purtroppo, le nuove aggiunte sono proprio un degli aspetti meno convincenti del prodotto.
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Pista, campo o palestra?
L’aspetto che più colpisce, all’inizio del gioco, è la quantità di discipline inserite da Eurocom. Suddivise in varie categorie (pista, campo, indoor e altro) sono 38 le specialità selezionabili in 10 sport diversi, un numero decisamente impressionante. Le modalità prevedono l’allenamento, l’esibizione singola in una disciplina a scelta, l’Olimpiade vera e propria o il gioco in multiplayer (online o in locale), con cui è possibile esibirsi contro avversari umani in ogni specialità (opzione che rappresenta poi, generalmente, il punto di forza di questa tipologia di giochi). L’opzione principale, quella che ripropone il percorso dei Giochi Olimpici, è strutturata con un minimo di ossatura gestionale: dovremo infatti prendere possesso di un’intera squadra di atleti, selezionandone la nazione di origine, e con essa cercare via via di qualificarsi ai vari turni di gara, fino ovviamente a cercare di vincere delle medaglie. Ci sono dei parametri da regolare all’inizio del gioco con la distribuzione di alcuni punti bonus: precisione, resistenza, potenza, agilità, velocità, “slow motion” e “slow motion esteso” (questi ultimi due si riferiscono alla possibilità di controllare con più precisione i momenti che richiedono tempistiche più precise, come la partenza di una corsa). Raccogliendo risultati positivi nelle varie prove, riceviamo in cambio dei punti che possono di nuovo essere distribuiti per aumentare le statistiche, o per diminuire il livello di affaticamento che colpisce progressivamente la squadra. Le Olimpiadi sono suddivise in varie giornate, in ognuna delle quali ci dovremo esibire in una serie di discipline, secondo il calendario dei giochi. Ci sono dei requisiti minimi necessari per proseguire, che aumenteranno progressivamente: nei primi turni basterà qualificarsi in una delle discipline proposte, ma ben presto dovremo cercare di ottenere di più, o il Game Over ci costringerà ad abbandonare Pechino per delle vacanze estive anticipate.
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Stress test
Una volta scesi in pista (o in piscina, o in palestra), ritroviamo il clima familiare di questo genere di giochi, e ci rendiamo conto che, al di là della nuova veste grafica, poco sostanzialmente è cambiato dai tempi di Track and Field e delle simulazioni sportive della Epyx: nella maggior parte dei casi, le sfide sono gare di nervi e velocità, da scaricare in maniera violenta sul controller. La corsa, ad esempio (nelle sue varie specialità) si effettua premendo alternativamente due tasti il più velocemente possibile o, a scelta, scuotendo lo stick analogico lungo l’asse destra-sinistra. Velocità e resistenza sono la chiave per vincere, e in questo in effetti si trova l’analogia tra la simulazione videludica e lo sport vero. Eurocom ha impreziosito un po’ le dinamiche storiche con l’introduzione di nuovi passaggi e movimenti da eseguire, ad esempio, la partenza nelle gare di velocità viene regolata dalla pressione di un grilletto analogico, cercando di riempire una barra nel momento esatto in cui la pistola segnala la partenza. Se raggiungiamo il limite prima del tempo, commettiamo falsa partenza, se invece aspettiamo troppo, partiremo in ritardo. Allo stesso modo, le varie discipline di lancio, di salto, di nuoto ecc. richiedono tutta una serie di movimenti diversi e varie pressioni di tasti, da effettuare con tempismo quanto più preciso possibile e velocità di esecuzione per ottenere il miglior risultato. I lanci richiedono un periodo di “caricamento” (fase di corsa, o rotazioni del corpo) prima dello scarico, da effettuare controllando l’angolo di lancio, i salti hanno anche loro il primo mento di rincorsa (con controllo associato) seguito da vari comandi da effettuare nel giusto lasso di tempo, fino ad arrivare alle discipline più particolari, come il Tennis Tavolo o il Judo, che si basano su interfacce studiate ad hoc, ma sempre in questa linea di pensiero basata sulla sequenza pre-impostata da eseguire nel migliore dei modi. La varietà di certo non manca, vista la quantità di sport diversi, ma schematizzando le azioni richieste al giocatore non sono poi molte, andando dal button mashing selvaggio al movimento ritmico o alla corretta esecuzione di sequenze di movimenti. Da notare, per quanto riguarda l’assimilazione dei comandi, che la guida consultabile prima di ogni performance spesso non riesce ad essere esauriente, vista anche la complicatezza di alcuni sport, costringendo il giocatore ad imparare le varie discipline più dai propri errori che dal tutorial.
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Faster, higher, stronger?
A quattro anni di distanza dall’ultima versione delle Olimpiadi, certamente il salto generazionale si nota, in questo Beijing 2008, tuttavia se confrontato con la qualità attuale dei videogiochi sportivi viene da pensare che qualcosa di più, da parte degli sviluppatori, era lecito attendersi. La qualità delle animazioni è piuttosto convincente, nonostante non vi sia una varietà realistica tra le esecuzioni dei vari atleti, mentre la grafica degli scenari si attesta su buoni livelli, sebbene manchi un po’ di spettacolarità (le inquadrature, ad esempio, si concentrano molto sull’atleta mostrando poco dello spazio circostante). I modelli poligonali sono ben proporzionati ma, anche in questo caso, mancano di varietà, assomigliandosi un po’ tutti, e sono assenti certi effetti grafici a cui ci hanno abituato altre simulazioni sportive, come texture realistiche per la pelle, ombreggiature dinamiche di alto livello e sudore. In definitiva, si tratta di un lavoro dignitoso, ma che non rappresenta certo una delle punte massime toccate dalle piattaforme di nuova generazione. L’accompagnamento sonoro rientra nei livelli standard di una simulazione di questo tipo, anche se il commentatore in Italiano non si distingue certamente per l’entusiasmo che infonde nella telecronaca. Si registrano, a scapito della continuità del gioco, dei tempi di caricamento veramente troppo lunghi nei passaggi tra uno sport e l’altro, che tendono a spezzare il ritmo e stancare, soprattutto nella modalità “Olimpiadi”.
La grande quantità di specialità sportive a disposizione è sicuramente un punto di forza del prodotto, ma l’interfaccia artificiosa e complessa, che caratterizza in particolare proprio le nuove introduzioni (in particolare Tennis Tavolo, Judo, Canoa, Corpo Libero e Tiro al Piattello) mortifica l’esperienza di gioco, portando l’utente a preferire necessariamente i classici di questo genere: le discipline su pista e “outdoor”.
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Pro
- Grande quantità di discipline
- Varie modalità, tra cui una buona Olimpiade
- Atmosfera olimpica assicurata
Contro
- Sempre la stessa struttura da button mashing
- Tecnicamente mediocre
- Le nuove discipline convincono poco

Google ha reso noto lo Zeitgeist 2007, ovvero la classifica dei termini (keywords) più ricercati nel 2007. La parola Zeitgeist in tedesco significa “spirito dei tempi” ed infatti tale classifica lascia intendere quali siano i temi di maggiore interesse dei navigatori e dunque più frequenti nelle loro ricerche. Tale classifica è chiaramente family-friendly, ovvero ripulita di tutti i termini che abbiamo attinenza con temi pornografici o illegali. Nel caso dell’Italia i primi cinque termini sono:1. BEPPE GRILLO
Ormai il comico (a)politico italiano è uno dei personaggi più famosi in Italia, ha un potere mediatico che oramai sbaraglia quello di Berlusconi e Prodi messi assieme. La sua potenziale entrata in politica avrebbe dunque conseguenze non marginali.
E non bisogna dimenticare che il suo blog è il primo in tutte le classifiche ed il più visitato in Italia.
2. YOUTUBE
Fondato da un piccolo gruppo di dipendenti di PayPal, è diventato uno dei siti più visitati al mondo. Il suo scopo è quello di far condividere video amatoriali realizzati direttamente da chi ne effettua l’upload, anche se ormai include materiale di ogni genere che spesso viola il copyright. Molto spesso infatti i suoi amministratori sono costretti ad eliminare video sotto minaccia dei reali proprietari.
3. BADOO
L’invasione del web 2.0. Infatti Badoo consente ai suoi utenti mantenere contatti in tutto il mondo (al momento conta 12 milioni di utenti registrati), condividendo foto e video e le proprie esperienze di vita. Offre la possibilità di diffondere i propri lavori attirando rapidamente un vasto pubblico.
La cosa curiosa è che digitando su Google la parola Badoo, in prima pagina si trova anche il profilo di uno dei suoi utenti, Stellina Stilosa, una splendida ragazza di 18 anni di Chieti. A questo punto, data la rilevanza del termine Badoo e la presenza di questa “stellina” in prima pagina, devo presumere che il suo futuro è già segnato. Beata lei. A proposito, inutile correre a guardare il suo profilo, perché la ragazza è follemente innamorata del suo “diavoletto”.
La cosa che differenzia Badoo da altri servizi simili è la totale mancanza di pubblicità, anche se da molte parti si denuncia come Badoo in realtà invii anche email spazzatura che invitano a provare prodotti per migliorare la propria virilità.
4. INPS
L’Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale (INPS) è il principale ente previdenziale italiano, presso il quale sono assicurati tutti i lavoratori dipendenti del settore privato, alcune categorie di lavoratori del settore pubblico e la maggioranza dei lavoratori autonomi.
Il fatto che questo termine sia tra i più ricercati su Google fa pensare come in questo periodo gli Italiani siano davvero preoccupati per la propria vecchiaia.
5. AGENZIA DELLE ENTRATE
Dalle pensioni alle tasse le preoccupazioni degli Italiani rimangono sempre le stesse. Visti i tempi che stiamo passando, non è così sorprendente constatare che sia tra i termini più ricercati su Google. Senza dimenticare di ringraziare il ministro Padoa-Schioppa.
Accanto alla classifica generale, sono state rese note altre classifiche. Ad esempio, la classifica dei biglietti più cercati sul web: il primo posto spetta a Vasco Rossi, seguono quelli per le partite di Milan, Inter (presenti anche tra i dieci termini più ricercati) e Italia-Francia, per gli show di Beppe Grillo, per la partita Milan-Manchester e per quelle della Juventus ed infine per lo show di Zelig.
I viaggi più popolari sono invece quelli per l’India, Parigi, Londra, le Maldive, Cuba e Giappone.
Gli italiani ricercano anche mostre ed eventi culturali e ai primi posti si trovano la mostra del Cinema di Venezia, Cezanne a Firenze, Chagall a Roma, Botero a Milano, Gauguin a Roma.
Il calendario più ricercato risulta essere quello dell’ex inquilina della casa del Grande Fratello, Melita Toniolo.
Il film più ricercato è quello dei Simpson, mentre tra i libri la spunta la saga di Harry Potter.
Curioso infine che le domande alle quali più italiani cercano risposta sia “cos’è l’amore” e “come baciare”. L’amore alla fine la spunta sempre.
Andrea Rubbini