Recensione
- Piattaforma:
- PC
- Editore:
- Leader
- Sviluppatore:
- Codemasters
- Genere:
- Racing
Punteggio
8.5/10
|
Pro:
+ Menu grafici accattivanti
+ Grande varietà di eventi
+ Modello di guida divertente
+ Multiplayer ben realizzato |
Contro:
- I.A. non eccezionale
- I veicoli non sono molti
- Personalizzazione dei mezzi limitata |
Nata nel 1998, la saga rallystica del compianto Colin McRae ha visto Codemasters cambiare progressivamente approccio nel corso degli anni: se i primi titoli erano rigorose simulazioni dedicate agli appassionati, lentamente il brand si è aperto ad un pubblico più ampio, arrivando con DIRT ad abbracciare per la prima volta diverse categorie di corse offroad, ed un modello di guida decisamente più arcade.
Welcome to the show
DIRT 2 prosegue sullo stesso sentiero, proponendosi apertamente come un prodotto che fa della spettacolarità uno dei suoi punti di forza. Tale proposito è sin da subito esplicitato esplorando le opzioni di gioco: il menu minimalista del predecessore è stato sostituito con un’interfaccia grafica colorata e fracassona che porta il giocatore dritto nei paddock delle corse, permettendogli di esplorare attraverso varie schermate la propria roulotte ed il garage dei veicoli, selezionando ad esempio le gare da una cartina del mondo, o le opzioni da un pannello sul muro.
Per quanto accedere agli eventi richieda un po’ più di tempo del normale, questa impostazione contribuisce a rendere DIRT 2 immersivo sin dai primi istanti, senza quei menu testuali che tendevano a creare distacco dal cuore del gameplay e dall’atmosfera corsaiola.
Giro del mondo
Le diverse categorie di corse offroad sono state racchiuse in un’unica enorme modalità carriera, il Tour Dirt, che adeguandosi al clichè “da zero a mito” segue passo passo il giocatore in un percorso che va dalle gare amatoriali sino alle vette rappresentate degli X Games, competizioni realmente esistenti che racchiudono il meglio degli sport estremi mondiali. Gara dopo gara il giocatore guadagnerà punti esperienza utili a sbloccare nuove aree del mondo, e le relative competizioni, tutte accessibili dalla medesima mappa. Il parco auto sarà invece ampliabile con un apposito sistema economico: si comincia la carriera con una classica Subaru Impreza, ma per acquistare bolidi sempre più performanti occorrerà accumulare i premi in denaro messi in palio nei vari eventi, ottenibili solo con un piazzamento al primo posto. Più alto sarà il livello di difficoltà selezionato ad ogni inizio gara, maggiore la cifra in caso di vincita.
Così come gli eventi, i circa 30 mezzi da gara concessi su licenza sono divisi in categorie, costringendo talvolta ad acquisti forzati per ottenere la partecipazione ad una data competizione. L’anima arcade del titolo non propone molte opzioni per quanto riguarda la personalizzazione ed il tuning dei veicoli: vi sono delle livree preconfezionate sbloccabili con le vittorie, simpatici gadget per personalizzare il cruscotto, ed un semplicistico menu che permette di modificare aspetti di base di motore e trasmissione, ma senza possibilità di approfondimento.
Anima di fango
Dove DIRT 2 fa meglio il suo lavoro infatti non è nei menu di personalizzazione, bensì sulle piste sparse per i quattro angoli del globo. Gli eventi della campagna sono oltre 100, divisi per aree geografiche. Si comincia con le classiche gare rally sia in solitaria, sia su circuito con avversari, per poi passare a modalità più estrose a bordo di pick up e dune buggies. Il titolo vanta la partecipazione di esponenti reali del mondo delle corse offroad, tra cui Ken Block e Travis Pastrana: avanzando nei rank del Tour Dirt potremo guadagnarci la stima di questi personaggi famosi, che ci offriranno talvolta sfide dirette, o potranno essere scelti per gareggiare insieme a noi nelle competizioni in modalità
Come accennato, oltre alle gare presenti sulla mappa, salendo di livello si avrà accesso anche ai famosi X Games, competizioni speciali consistenti in tre gare consecutive appartenenti a tre diverse categorie: piazzandosi al primo posto si otterranno consistenti premi in denaro e mezzi speciali.
Il modello di guida creato dai ragazzi di Codemasters è un buon mix, con una vena arcade particolarmente accentuata che non rinuncia comunque a differenziare con cura le diverse categorie di veicoli e le loro risposte in base al terreno. Per quanto si abbia a volte una sensazione di eccessiva leggerezza e pattinamento dei veicoli sulle diverse superfici, ereditata dal predecessore, il modello è nel complesso godibile, e sarà in grado di divertire chiunque non abbia pretese di assoluto realismo.
Ereditata direttamente da GRID è l’opzione Flashback, che permette di “riavvolgere” qualche secondo di gara e tornare indietro nel tempo prima ad esempio di una rovinosa collisione. Tale possibilità è naturalmente limitata o del tutto assente a seconda del livello di difficoltà selezionato ad inizio gara.
L’idea di spargere i circuiti per i quattro angoli della terra ha permesso agli sviluppatori di variare molto le ambientazioni dei singoli tracciati, e le relative condizioni della pista. Dalla sabbia del Marocco al verde della Croazia, dai circuiti cittadini del Giappone a quelli selvaggi della bassa California: la varietà è garantita. Il design dei singoli tracciati è perlopiù molto curato, mostrando percorsi alternativi ed insidiosi ostacoli sistemati ad hoc, che andranno ad aumentare l’adrenalina delle gare.
L’Intelligenza Artificiale che muove gli avversari è buona ma non eccezionale: i giocatori più smaliziati dovranno settare sin da subito il livello di difficoltà al massimo per ottenere un livello di sfida sufficiente.
Per quanto una certa dose di realismo sia riscontrabile negli errori che i piloti commettono lungo i tracciati, essi tendono sempre e comunque a rimanere in un gruppo compatto, facendo sì che ai livelli intermedi di difficoltà il giocatore si trovi a gareggiare spesso in solitaria.
Multigiocatore
La longeva modalità Tour Dirt è affiancata da un comparto online che supporta sino ad 8 giocatori in competizione tra di loro, con la possibilità di creare gare e tornei completamente personalizzati, scegliendo modalità, categoria di veicoli e tracciati. Tutte le macchine sono immediatamente disponibili, anche se non sono state sbloccate nella modalità Tour Dirt, rendendo le partite online godibili per tutti. Rispetto al predecessore, con DIRT 2 è finalmente possibile gareggiare con altre macchine in contemporanea sullo stesso tracciato, il che regala competizioni combattute ed estremamente dinamiche. Abbiamo testato alcune di queste gare riscontrando la totale assenza di lag ed un downgrade grafico per nulla invasivo. Ottimo il tracciamento delle statistiche, che prevede l’accumulo di punti fama simile al sistema dell’esperienza visto nel Tour singolo giocatore.
Comparto Tecnico
L’engine che muove DIRT 2 è il medesimo visto nell’ottimo GRID, ovviamente aggiornato dai ragazzi di Codemasters. A colpire sono senza dubbio le visuali di ampissimo respiro, caratterizzate da un orizzonte vasto e da un buon dettaglio a bordo pista, tra pubblico, strutture e vegetazione.
La modellazione dei veicoli è ben fatta, andando a comprendere dettagli interessanti come parti mobili ed animate. Le texture che ricoprono i modelli presentano una qualità altalenante: ottime quelle della carrozzeria, con riflessi in tempo reale, sottotono quelle di alcuni componenti, come gli pneumatici e diversi dettagli dei paraurti.
L’effettistica è ottima, a partire dal comparto luci e continuando con i riflessi e gli effetti particellari legati agli scontri. E’ naturalmente presente un completo modello dei danni, che va ad interessare tanto l’estetica, in maniera realistica, tanto le prestazioni dei veicoli. In alcuni punti dei tracciati sono stati aggiunti elementi del paesaggio distruttibili, per donare massima spettacolarità ad alcune sequenze.
Il frame rate, una delle maggiori lacune del predecessore, è stato decisamente migliorato e va incontro a sporadici rallentamenti solo in alcune fasi di bagarre selvaggia. Più frequente è invece il tearing dovuto a problemi di vertical sync, che nella versione Playstation 3 da noi testata si è presentato più volte.
Per godere al massimo di una gara è possibile rivederla tramite il pratico replay, con ottime inquadrature.
Nel complesso un colpo d’occhio di tutto rispetto, forse meno rivoluzionario di quello del predecessore, ma comunque solido e ricco di effetti usati con maestria.
Buono anche il comparto audio, caratterizzato da una soundtrack rock su licenza, e da effetti di ottima qualità.
Sintesi
La saga rallystica di Colin McRae trova in DIRT 2 un degno successore, che prosegue sulla strada di innovazione intrapresa dal suo illustre predecessore. Se i puristi del rally potrebbero non essere contenti, va detto che l’inserimento di altre categorie di corse offroad giova non poco alla varietà del gameplay. La longevità è assicurata dalla mastodontica modalità Tour e dal buon comparto online, che diverte e si rivela molto personalizzabile. La natura arcade del modello di guida riesce comunque ad essere appagante ed impegnativa, ed i molti livelli di difficoltà assicurano un prodotto aperto anche a giocatori esperti. DIRT 2 non ha la stessa carica innovativa del predecessore, ma lima alcuni difetti e stupisce per l’ottima cura al dettaglio, confermandosi come un must buy per tutti gli appassionati di corse offroad.
Altri articoli e recensioni su:


L’Agenzia delle Entrate sta per rinnovare la propria dotazione di computer portatili e, invece di rottamare le piattaforme ormai obsolete per gli incarichi a cui sono chiamati i suoi funzionari, ha intelligentemente deciso di donare l’hardware a scuole ed enti che ne hanno bisogno.
Agli interessati basterà presentare richiesta, secondo le precise indicazioni fornite all’interno di un file PDF sul sito ufficiale dell’ente pubblico.
Sarà possibile avanzare la proposta di “adottare” fino a dieci computer portatili, a partire dalle ore 11.00 di lunedì 5 ottobre, fino alle ore 11.00 di venerdì 16 ottobre.
I moduli dovranno essere inoltrati all’indirizzo ufficiotlc@pce.agenziaentrate.it, esclusivamente tramite Posta Elettronica Certificata, così da garantire l’esatto momento dell’invio.
Priorità su tutte le domande sarà data agli organismi di volontariato di Protezione Civile operanti sia in Italia che all’estero con fini umanitari e, in secondo luogo, alle scuole pubbliche.
Il restante parco macchine sarà diviso tra enti pubblici, forze dell’ordine e, per finire enti non-profit, sia pubblici che privati, il cui ruolo sia giudicato di pubblica utilità.
Criterio importante ai fini dell’assegnazione dei computer è l’ordine cronologico con cui vengono presentate le domande. Per questo l’invito, a coloro fossero interessati all’iniziativa, è quello di presentare la richiesta già a partire dal 5 ottobre.
Per molti lavare la propria automobile è un vero e proprio tormento. Altrimenti non si spiegherebbe come mai circolano in giro macchine conciate davvero in condizioni pietose. Ma scommettiamo che dopo aver letto questo articolo, molti di questi pigroni che lasciano le auto a sè stesse cambieranno idea e si precipiteranno a lavare la macchina, sperando di trovare gli stessi addetti: in Australia ha aperto un autolavaggio molto sexy. Merito di queste
ragazze praticamente
nude.
La nuova stazione di autolavaggio ha aperto a Brisbane, in Australia. Si chiama “Bubbles n’ Babes”: mai nome fu più evocativo. L’idea è venuta ad un certo Warren Armstrong, gestore di un locale di strip tease, che potete vedere in una delle immagini della nostra galleria accanto ad una delle sue sexy lavoratrici. Gli automobilisti si recano all’autolavaggio e ammirano le splendide ragazze mentre lavano le loro auto. E pagando un po’ di più, si spogliano completamente!
Via | Blog libero
L`emigrazione italiana verso l`America e la conseguente diffusione di organizzazioni di stampo mafioso, hanno radici e motivi storici ben definiti; una serie di circostanze, tra cui la scarsa accoglienza riservata agli immigranti e la nascita del Proibizionismo, permisero a queste organizzazioni malavitose di approfittarsi della situazione, ed espandersi da Chicago sino a tutte le più grandi metropoli americane. Nonostante si sia senza dubbio trattato di un periodo violento e tragico sotto molti aspetti, è innegabile che esso abbia ispirato moltissimo l`universo letterario e cinematografico, muovendo diversi artisti alla creazione di veri e propri capolavori. Il mondo videoludico, dal canto suo, ha conosciuto con il primo Mafia, rilasciato ben sette anni fa, un`opera di grande spessore, che, miscelando abilmente un`ambientazione aperta ad un`intensa narrazione lineare, riuscì ad affascinare critica e pubblico, consacrandosi come uno dei migliori titoli PC di sempre. L’atmosfera da gangster story matura e cinematografica si contrappose allo stile al tempo ben più scanzonato del rivale Grand Theft Auto, e l’eccezionale riproduzione delle atmosfere degli anni ‘30 chiuse il cerchio, siglando un prodotto unico nel suo genere. Da allora in ambito videoludico le cose sono cambiate non poco, e la creazione di un sequel efficace che si inserisse a dovere nella corrente generazione, ha presentato per gli sviluppatori di 2K Czech ben più di una sfida.
La presentazione tenutasi presso gli studi 2K di Londra ha rivelato un prodotto già sufficientemente maturo da potersi mostrare nonostante lo status di Pre-Alpha: ci è stato possibile osservare da vicino lo svolgimento di un`intera missione di gioco, che ha fatto luce su molti aspetti di questo atteso seguito.
Tutta un`altra storia
Pur proponendosi come sequel, Mafia II non continua la storia narrata nel predecessore, ma cambia personaggi e location, proponendo questa volta Empire City, metropoli fittizia ispirata alle grandi città della East Coast, in particolare New York. Il giocatore si troverà nei panni di Vito Scaletta, giovane italo americano di umili origini, che fresco di ritorno dai campi di battaglia della Seconda Guerra Mondiale, prova il forte desiderio di vivere una vita agiata, in netta contrapposizione con il suo passato di stenti. Questi desideri lo porteranno ad unirsi a Joe Barbaro ed Henry Tomasino, al servizio del boss mafioso DeLuca. Le prime sequenze di gioco ci hanno permesso di apprezzare una delle vie di Empire City, che da subito si distingue per l’ottimo livello di dettaglio: la qualità e la varietà nel design dei passanti la fanno da padrone, calando il giocatore in un ambiente visivo e sonoro convincente, fatto di strilloni che vendono giornali, lustrascarpe e passanti vestiti nei modi più diversi. La città presenterà un`estensione di circa 25 chilometri quadrati, e sarà divisa in quartieri tra loro differenti per look e frequentazione, dalla downtown commerciale al suburb.
An ordinary day in Empire City
Nelle fasi mostrate, si vede Vito raggiungere Joe ed un terzo giovanissimo scagnozzo; la sequenza di guida che segue permette di farsi un’ottima idea della gran varietà di differenti architetture che Empire City presenta; il volume del traffico è convincente, così come l’alto numero di passanti. Si giunge così nel parcheggio sotterraneo di un albergo, al cui 15° piano sta per avere luogo un importante meeting, presieduto dal Don della famiglia rivale dei Clemente, occasione perfetta per un bel botto. Mentre il guidatore aspetta paziente in macchina, Vito e Joe si fanno strada verso il tetto, dove si scatena la prima sparatoria con delle guardie che non si fanno convincere dalle uniformi da lavavetri. Oltre alla fedele riproduzione delle armi, si nota l’implementazione di un intuitivo sistema di copertura di stampo classico che permette di sporgersi e far fuoco con precisione grazie al mirino in sovraimpressione; il fatto che esso fosse l’unico elemento visibile dell’interfaccia di gioco non è dovuto ad una scelta, ma alla sua natura ancora provvisoria: nella versione definitiva saranno implementati gli indicatori relativi alle munizioni ed all’arma impugnata. La salute, invece, si rigenera automaticamente, e non necessita dunque di una barra; come è ormai consuetudine per molti titoli action, ogniqualvolta si viene colpiti lo schermo si colora gradatamente di rosso.
Con un piccolo salto temporale, si passa ad un’altra sparatoria, quella che si scatena all’interno dell’albergo a seguito dell’esplosione della bomba, che purtroppo non ha messo a riposo Don Clemente, il quale si era fortuitamente preso una pausa toilette durante l’attentato. Da notare la buona intelligenza artificiale dei nemici, che oltre a defilarsi dal fuoco sono in grado di realizzare coperture improvvisate rovesciando ad esempio un tavolo.
L’ambiente interno, molto più ricco di dettaglio rispetto ai tetti, consente di apprezzare la buona simulazione della fisica, che permette di distruggere una buona parte degli oggetti, come bottiglie e separé di vetro. Per quanto durante i concitati scambi a fuoco sia difficile notarlo, davvero notevole è la cura riposta nella riproduzione dell’arredamento del tempo: diversi tipi di moquette, lampadari, divanetti, la sala bar, tutto si amalgama in un’atmosfera perfettamente anni `50. E` possibile notare anche l`utilizzo piuttosto abbondante di script, che contribuiscono ad accentuare la sensazione cinematografica, come ad esempio il crudo “defenestramento” di uno scagnozzo da parte del buon Joe. Lo scontro a fuoco continua nel locale lavanderia, fino a raggiungere l’agognata macchina; la fuga sulle quattro ruote lascia al giocatore il compito di guidare, mentre i compagni si occupano di tenere a bada gli inseguitori.
The Mafia Experience
Questa “missione tipo” ha restituito efficacemente l’idea di come si presenterà il gioco, ovvero un titolo d’azione con una forte componente narrativa, che si sviluppa all’interno di un ambiente cittadino liberamente esplorabile, completo di chance esplorative tra cui negozi e missioni secondarie. La mappa di Empire Cty si presenterà simile a quella dei più comuni titoli con ambiente aperto, segnalando i punti d`interesse e i luoghi dove prendere nuovi incarichi; è stata inoltre confermata la presenza di checkpoint durante lo svolgimento delle missioni, che vi risparmieranno dal cominciare tutto da capo. A proposito di free roaming, è stata confermata una massiccia presenza di polizia per le strade di Empire City; gli agenti risponderanno alle azioni del giocatore in maniera consona e un po` meno eccessiva di quanto visto nel predecessore. Ogni aspetto è stato curato, considerando anche il Porto D`armi, che una volta ottenuto permetterà di girare armati senza farsi notare troppo. La giusta quantità di denaro potrà naturalmente risolvere le situazioni piu` “leggere”, anche se qualora l`arresto diventasse uno sport un po` troppo di moda, i poliziotti cominceranno ad avere una descrizione vostra e del vostro veicolo dandovi la caccia a vista, rendendo dunque necessario un cambio d`abito ed una bella riverniciata al mezzo.
Dal punto di vista narrativo, la storia presenterà alcuni balzi temporali che permetteranno di esplorare Empire City sia negli anni `50 che `40; non e` ancora chiaro se questo avverrà tramite un flashback o in maniera cronologica, quello che invece è certo è che la città mostrerà sostanziali differenze. La storia presenterà inoltre diverse scelte morali, che vi porteranno a 4 differenti finali, ma solo dopo almeno 15 ore di gioco, che potranno arrivare a 20 per gli esploratori più accaniti. Per quanto riguarda i negozi, sarà possibile acquistare nuovi abiti ed elaborare il parco macchine, sia esteticamente sia quanto a prestazioni. L’ottimo livello registico e interpretativo delle cut scenes conferma, inoltre, la grande importanza che gli sviluppatori danno alla componente cinematografica, proponendo oltre due ore di sequenze di intermezzo con chiara ispirazione filmica, in particolare a mostri sacri del calibro di “Quei Bravi Ragazzi” di Scorsese.
Febbre alta per il superenalotto. Stasera in palio per il 6 la stratosferica cifra di 100 milioni di euro.
Non si tratta del record ma poco ci manca: la vincita più alta del concorso di casa Sisal è quella dello scorso ottobre a Catania con 100,7 mln.
Quello in palio stasera, è comunque il più alto montepremi del mondo. E se anche se il 6 non dovesse uscire, il record del jackpot sarà assicurato automaticamente.
Il 6 è uscito l’ultima volta il 31 gennaio 2009. In sei mesi, secondo i calcoli di Agipronews, sono state convalidate quasi 2,50 miliardi di combinazioni, per una spesa totale di 1,25 miliardi di euro. In pratica, nei 72 concorsi di assenza del 6 sono stati giocati in media 17,3 milioni a estrazione. A sorridere è soprattutto l’Erario, che ha nel superenalotto il gioco con la più alta percentuale di ritorno e che da inizio febbraio a oggi ha incassato 618 milioni di euro.
E proprio da qualche giorno il gioco del SuperEnalotto ha subito un restyling.
La prima novità riguarda l’aspetto tecnologico, infatti per chi ha difficoltà a raggiungere una ricevitoria o per chi preferisce usare internet, potrà giocare i propri numeri fortunati online, anche tramite telefono cellulare. Inoltre si può seguire l’estrazione della sestina in diretta su Sisal Tv, e in streaming sul sito sisal.
E ancora, l’estrazione non è più legata a quella del Lotto, ma è diventata indipendente. Si svolge ogni martedì, giovedì e sabato alle ore 20:00 presso la sede AAMS di Roma ed è realizzata con l’ausilio di moderne macchine estrattrici che garantiscono la massima sicurezza e trasparenza delle operazioni.
L’ultima novità riguarda il SuperStar, il numero che permette di vincere anche se non si è indovinato nemmeno un estratto della sestina. Il SuperStar attualmente veniva generato automaticamente dalla macchina che convalida la giocata, da ora in poi i giocatori potranno anche scegliere quello che più gradiscono.
Spesso, almeno per sognare un po’, si discute su cosa ognuno di noi farebbe con una cifra del genere, e voi cosa fareste?

Sono poche le serie videoludiche che possono vantare oltre dieci anni di attività. Need for Speed, icona dei giochi di guida arcade dall’episodio Underground uscito nel 2003, sta vivendo una seconda giovinezza dopo ben otto precedenti uscite, caratterizzate da numerosi bassi e pochi alti. Dopo la delusione Porsche Unleashed infatti, Electronic Arts, che aveva acquistato i diritti da 3DO, decise di bloccare lo sviluppo della serie congedando l’allora team di sviluppo. La consacrazione di Underground fu caratterizzata da un ritorno alle corse notturne illegali, eliminando tuttavia uno degli elementi simbolo della serie: la polizia. In compenso il gioco presentava una storia (novità per un gioco di guida), un elevatissimo numero di vetture, ma soprattutto la possibilità di personalizzarle con centinaia di oggetti e decorazioni. Dopo un seguito che calcava le orme del predecessore con la possibilità di girare liberamente per una enorme città, nel 2005 vennero reintrodotti gli inseguimenti della polizia in Most Wanted. Il natale 2006 portò con sè Carbon, che aggiunse le corse tra bande con il conseguente inserimento di gare assistite da un compagno gestite dalla CPU.
Corse clandestine ma.. legali
Negli ultimi anni, gli sviluppatori hanno cercato di affrontare tutti i campi delle corse clandestine, passando dalle scorribande notturne per le vie delle grandi metropoli, a inseguimenti mozzafiato con la polizia. In Pro Street tuttavia, Electronic Arts trasferisce lo spirito della compitizione su percorsi più ufficiosi. Le oltre centocinquanta gare che compongono la modalità carriera, si disputeranno infatti in numerose città americane, ma in zone periferiche presso manifestazioni “autorizzate”, con tanto di speaker, vallette, pubblico e macchine da esposizione.
Come da tradizione anche Pro Street presenta un’abbozzo di trama. Il giocatore inpersonificherà Ryan Cooper, un giovane pilota emergente che si ritroverà a fare i conti – fin dalla prima gara – con l’antipatia del campione, Ryo The Showdown King e dei suoi quattro scagnozzi. Per meritare di entrare a far parte dell’elite delle corse illegali e di sfidare i migliori piloti nelle rispettive cinque categorie di gara, il giocatore dovrà affrontare una serie di corse intermedie, suddivise in giornate di gara. Ogni giornata di gara prevede una serie di sfide tra grip, drag, drift, velocità e ovviamente alcune varianti. L’obiettivo finale tuttavia rimane sempre lo stesso: tagliare per primo il traguardo.
Domina la strada
La parola d’ordine in Pro Street non è vincere ma stravincere. Per la prima volta nella serie infatti, oltre al primo posto sarà necessario cercare di ottenere più secondi di vantaggio possibili sul nostro diretto inseguitore. Maggiore sarà il distacco, maggiore sarà il punteggio che si accumulerà nella pagella di fine corsa. Ogni giornata di gara prevede un punteggio massimo che sancisce il Dominio dell’evento. Per proseguire nella lineare modalità carriera sarà quindi necessario conseguire non solo vittorie, ma anche una serie di schiaccianti Dominazioni. Questo si traduce in un livello di difficoltà estremamente basso, forse il punto più basso della serie. Gli avversari appaiono di una lentezza mostruosa e anche commettendo numerosi errori nel corso di una gara, non si rischierà di perdere troppo distacco. Purtroppo tra le opzioni non è contemplata la possibilità di aumentare la bravura della I.A. L’unica alternativa per rendere il livello di sfida più accettabile è di impostare lo stile di guida su Racer, che elimina gli aiuti dei due livelli precedenti, come la linea guida da seguire nelle curve per aver la migliore traettoria (la stessa vista in Forza Motosport) e l’aiuto automatico in frenata. L’introduzione del sistema di danni appare convincente in quanto a impatto visivo, con ammaccature che si presentano dislocate esattamente nei punti di collisione, ma che al fine della giocabilità non offre nessuna variante di rilievo se non una maggiore difficoltà in fase di frenata e una velocità di punta minore. La giocabilità è stata in parte stravolta, in fase di curvatura le vetture mostrano quell’effetto scivolamento tipico di titoli come Ridge Racer, mentre uscendo dal tracciato la vettura rallenta in modo violento proprio come nei vecchi titoli di corsa.
Graficamente il titolo delude le aspettative mostrando scalettature a non finire per quanto riguarda la versione X360 e improvvisi cali di frames per quanto concerne la versione PS3, sintomi di una pessima ottimizzazione da parte degli sviluppatori del codice del gioco. Le vetture non appaiono così definite come già visto in Most Wanted e Carbon, e le texture utilizzate per realizzare gli impianti e anche i personaggi di contorno sono di una povertà pazzesca. In definitiva sembra di assistere ad una versione per la prima Xbox, ma in alta definizione.
Re per un giorno
Uno degli aspetti da sempre più convincente della serie è sicuramente il tuning delle auto. Dopo il mezzo passo falso di Carbon, gli sviluppatori si sono concentrati pesantemente per fornire ai giocatori gli strumenti necessari per creare la propria auto personalizzata. Le possibilità di combinazione sono numerosissime anche se non sarà possibile replicare le Monna Lisa o gli Anime visti in Forza Motosport 2. In compenso, la difficoltà di realizzazione è infinitamente minore e in pochi minuti anche il giocatore poco dotato di spirito artistico, sarà in grado di ottenere un buon risultato. La propria vettura può essere poi caricata sui server EA, dove verrà votata dagli altri giocatori e se il tuning sarà particolarmente apprezzato, altri utenti potranno usufruirne scaricando il modello completo. Sorprendentemente invece, i potenziamenti delle vetture sono stati ridotti, anche se è importante sottolineare che la più piccola modifica comporterà un notevole miglioramento delle prestazioni.
Proprio la modalità multiplayer rappresenta uno dei punti di maggiore interesse per EA. Nel corso della carriera sarà possibile visualizzare in qualsiasi istante le classifiche degli altri giocatori sparsi per il pianeta e, ottenendo risultati meritevoli, si potrà caricare il proprio replay. Le modalità sono le medesime del singleplayer e le statistiche vengono aggiornate in tempo reale. I tempi di attesa sono relativamente brevi e sicuramente le sfide più appassionanti sono rappresentate dai drag; sfidando il proprio avversario in un lungo rettilineo, vincerà non necessariamente la macchina più veloce(anche se aiuta) ma il giocatore con i migliori riflessi e tempismo nel cambio delle marce.
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Le Olimpiadi rappresentano da sempre un momento magico per gli sportivi e non. Raramente si ha una concentrazione spazio-temporale di eventi sportivi tanto intensi quanto importanti ed altrettanto raramente il contatto tra realtà lontanissime rappresentate dalle più di 200 nazioni rappresentate ai giochi avviene in modo tanto continuato: c’è solo la competizione, la voglia di superare se stessi, di vincere l’oro.
Tutto questo avviene ogni quattro anni ed ogni quattro anni si presenta sugli schermi di Pc e console la trasposizione digitale di tutto quanto descritto finora, seguendo uno schema ormai consolidato e prevedibile.
Beijing 2008 non fa eccezione a tutto questo ed ha il compito quindi di far rivivere a noi giocatori le emozioni delle Olimpiadi cinesi cominciate l’8 Agosto.
Saprà meritarsi la medaglia d’oro nell’affollato calderone dei simulatori sportivi multievento?
Beijing 2008 – Recensione
Giorgio Melani
07 luglio 2008
Sommario
Pista, campo o palestra?
Stress test
Faster, higher, stronger?
Commento
Xbox 360 – Obiettivi
Il tipico ambaradan mediatico che accompagna, ogni quattro anni, i Giochi Olimpici, ovviamente, comprende anche il mondo dei videogiochi. Da decine di anni a questa parte, puntualmente, la controparte digitale delle Olimpiadi si è affacciata al mercato videoludico, accompagnando il progresso tecnologico con un aspetto in continua evoluzione. Cosa strana: con una cadenza quadriennale, le simulazioni olimpiche dovrebbero essere paradigmatiche dei cambiamenti tecnici che caratterizzano il mondo informatico, toccando una piattaforma di generazione diversa ogni due edizioni, in media, eppure il loro legame con la matrice comune di Track and Field rimane innegabile. Certo, la grafica cambia e il sonoro pure, ma è curioso vedere come le dinamiche di gioco, sotto diversi aspetti, siano praticamente le stesse del classico Konami di vent’anni fa. D’altra parte, ne conveniamo, non è facile schematizzare le discipline atletiche in interfacce convincenti, in modo da creare delle vere e proprie simulazioni. La soluzione è rimasta quella di puntare tutto sul tempismo, sulla resistenza o sulla precisione dei movimenti, in questo modo, effettivamente, avvicinandosi ai principi fondanti di tali discipline sportive.
Beijing 2008 capita proprio in mezzo alla nuova generazione di console, un momento in cui le potenzialità delle macchine sono ben sfruttabili, e la diffusione delle piattaforme può assicurare ampi margini di successo, eppure il feeling resta lo stesso caratteristico delle produzioni precedenti della stessa tipologia. Prodotto da Sega e sviluppato da Eurocom, Beijing 2008 raccoglie l’eredità dell’edizione precedente delle Olimpiadi – sempre ad opera dello stesso team – perfezionando le dinamiche tipiche del genere e puntando sulla ricchezza dei contenuti. Purtroppo, le nuove aggiunte sono proprio un degli aspetti meno convincenti del prodotto.
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Pista, campo o palestra?
L’aspetto che più colpisce, all’inizio del gioco, è la quantità di discipline inserite da Eurocom. Suddivise in varie categorie (pista, campo, indoor e altro) sono 38 le specialità selezionabili in 10 sport diversi, un numero decisamente impressionante. Le modalità prevedono l’allenamento, l’esibizione singola in una disciplina a scelta, l’Olimpiade vera e propria o il gioco in multiplayer (online o in locale), con cui è possibile esibirsi contro avversari umani in ogni specialità (opzione che rappresenta poi, generalmente, il punto di forza di questa tipologia di giochi). L’opzione principale, quella che ripropone il percorso dei Giochi Olimpici, è strutturata con un minimo di ossatura gestionale: dovremo infatti prendere possesso di un’intera squadra di atleti, selezionandone la nazione di origine, e con essa cercare via via di qualificarsi ai vari turni di gara, fino ovviamente a cercare di vincere delle medaglie. Ci sono dei parametri da regolare all’inizio del gioco con la distribuzione di alcuni punti bonus: precisione, resistenza, potenza, agilità, velocità, “slow motion” e “slow motion esteso” (questi ultimi due si riferiscono alla possibilità di controllare con più precisione i momenti che richiedono tempistiche più precise, come la partenza di una corsa). Raccogliendo risultati positivi nelle varie prove, riceviamo in cambio dei punti che possono di nuovo essere distribuiti per aumentare le statistiche, o per diminuire il livello di affaticamento che colpisce progressivamente la squadra. Le Olimpiadi sono suddivise in varie giornate, in ognuna delle quali ci dovremo esibire in una serie di discipline, secondo il calendario dei giochi. Ci sono dei requisiti minimi necessari per proseguire, che aumenteranno progressivamente: nei primi turni basterà qualificarsi in una delle discipline proposte, ma ben presto dovremo cercare di ottenere di più, o il Game Over ci costringerà ad abbandonare Pechino per delle vacanze estive anticipate.
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Stress test
Una volta scesi in pista (o in piscina, o in palestra), ritroviamo il clima familiare di questo genere di giochi, e ci rendiamo conto che, al di là della nuova veste grafica, poco sostanzialmente è cambiato dai tempi di Track and Field e delle simulazioni sportive della Epyx: nella maggior parte dei casi, le sfide sono gare di nervi e velocità, da scaricare in maniera violenta sul controller. La corsa, ad esempio (nelle sue varie specialità) si effettua premendo alternativamente due tasti il più velocemente possibile o, a scelta, scuotendo lo stick analogico lungo l’asse destra-sinistra. Velocità e resistenza sono la chiave per vincere, e in questo in effetti si trova l’analogia tra la simulazione videludica e lo sport vero. Eurocom ha impreziosito un po’ le dinamiche storiche con l’introduzione di nuovi passaggi e movimenti da eseguire, ad esempio, la partenza nelle gare di velocità viene regolata dalla pressione di un grilletto analogico, cercando di riempire una barra nel momento esatto in cui la pistola segnala la partenza. Se raggiungiamo il limite prima del tempo, commettiamo falsa partenza, se invece aspettiamo troppo, partiremo in ritardo. Allo stesso modo, le varie discipline di lancio, di salto, di nuoto ecc. richiedono tutta una serie di movimenti diversi e varie pressioni di tasti, da effettuare con tempismo quanto più preciso possibile e velocità di esecuzione per ottenere il miglior risultato. I lanci richiedono un periodo di “caricamento” (fase di corsa, o rotazioni del corpo) prima dello scarico, da effettuare controllando l’angolo di lancio, i salti hanno anche loro il primo mento di rincorsa (con controllo associato) seguito da vari comandi da effettuare nel giusto lasso di tempo, fino ad arrivare alle discipline più particolari, come il Tennis Tavolo o il Judo, che si basano su interfacce studiate ad hoc, ma sempre in questa linea di pensiero basata sulla sequenza pre-impostata da eseguire nel migliore dei modi. La varietà di certo non manca, vista la quantità di sport diversi, ma schematizzando le azioni richieste al giocatore non sono poi molte, andando dal button mashing selvaggio al movimento ritmico o alla corretta esecuzione di sequenze di movimenti. Da notare, per quanto riguarda l’assimilazione dei comandi, che la guida consultabile prima di ogni performance spesso non riesce ad essere esauriente, vista anche la complicatezza di alcuni sport, costringendo il giocatore ad imparare le varie discipline più dai propri errori che dal tutorial.
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Faster, higher, stronger?
A quattro anni di distanza dall’ultima versione delle Olimpiadi, certamente il salto generazionale si nota, in questo Beijing 2008, tuttavia se confrontato con la qualità attuale dei videogiochi sportivi viene da pensare che qualcosa di più, da parte degli sviluppatori, era lecito attendersi. La qualità delle animazioni è piuttosto convincente, nonostante non vi sia una varietà realistica tra le esecuzioni dei vari atleti, mentre la grafica degli scenari si attesta su buoni livelli, sebbene manchi un po’ di spettacolarità (le inquadrature, ad esempio, si concentrano molto sull’atleta mostrando poco dello spazio circostante). I modelli poligonali sono ben proporzionati ma, anche in questo caso, mancano di varietà, assomigliandosi un po’ tutti, e sono assenti certi effetti grafici a cui ci hanno abituato altre simulazioni sportive, come texture realistiche per la pelle, ombreggiature dinamiche di alto livello e sudore. In definitiva, si tratta di un lavoro dignitoso, ma che non rappresenta certo una delle punte massime toccate dalle piattaforme di nuova generazione. L’accompagnamento sonoro rientra nei livelli standard di una simulazione di questo tipo, anche se il commentatore in Italiano non si distingue certamente per l’entusiasmo che infonde nella telecronaca. Si registrano, a scapito della continuità del gioco, dei tempi di caricamento veramente troppo lunghi nei passaggi tra uno sport e l’altro, che tendono a spezzare il ritmo e stancare, soprattutto nella modalità “Olimpiadi”.
La grande quantità di specialità sportive a disposizione è sicuramente un punto di forza del prodotto, ma l’interfaccia artificiosa e complessa, che caratterizza in particolare proprio le nuove introduzioni (in particolare Tennis Tavolo, Judo, Canoa, Corpo Libero e Tiro al Piattello) mortifica l’esperienza di gioco, portando l’utente a preferire necessariamente i classici di questo genere: le discipline su pista e “outdoor”.
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Pro
- Grande quantità di discipline
- Varie modalità, tra cui una buona Olimpiade
- Atmosfera olimpica assicurata
Contro
- Sempre la stessa struttura da button mashing
- Tecnicamente mediocre
- Le nuove discipline convincono poco