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Dynasty Warriors 6

Posted on the ottobre 5th, 2008 under DOWNLOAD, azione by Miki

E’ tempo di tornare sui campi di battaglia della Cina mitologica per rivivere ancora una volta il dramma della caduta dell’Impero e della guerra civile, che vide emergere dal caos tre grandi condottieri, che si contesero il potere con la forza delle armi e dell’astuzia.
Coraggio, amore, guerra, tradimenti… nessuno di questi ingredienti manca al sesto capitolo della saga di Dynasty Warriors: basterà ad invogliarci a tornare a combattere la solita, vecchia guerra?

Guerrieri cinesi
Nel caso improbabile che esista ancora qualcuno nell’universo che non conosca il franchise, cominciamo con una breve presentazione.
Dynasty Warriors è un gioco ambientato nella Cina mitologica descritta in un famoso romanzo storico, “La storia dei Tre Regni”. Le vicende narrano della caduta dell’imperatore e del caos che a questa segue, con tre fazioni che si affrontano per conquistare il potere supremo e riunificare il paese: Shu, Wu e Wei. Ognuno dei regni guerrieri può vantare tutta una serie di eroi e condottieri a capo delle proprie armate, molti dei quali liberamente impersonabili dal giocatore: il che significa decine di scelte messe a disposizione dell’utente, per una longevità teoricamente infinita.
Concretamente il titolo è un picchiaduro di massa, che mette il personaggio utilizzato dal giocatore contro decine di avversari contemporaneamente; un numero elevato di nemici a parziale compensazione di un’intelligenza artificiale quantomeno deficitaria.
Una formula semplice, ma divertente ed in qualche maniera molto affascinante, che ha garantito alla saga di Koei una lunga e proficua carriera videoludica, nonostante l’uscita a ripetizione di titoli quasi del tutto identici gli uni agli altri, salvo qualche piacevole eccezione.
Anche questo sesto capitolo ripercorre le stesse vicende, dalla rivolta dei Turbanti Gialli fino alla vittoria di uno dei tre leader. Tra l’altro, probabilmente a causa della familiarità del pubblico orientale con l’argomento trattato, la narrazione durante il gioco non risulta comunque troppo esaustiva e per comprendere appieno le vicende risulta comunque necessario consultare l’apposita enciclopedia testuale inclusa, per fortuna interamente localizzata in italiano.

La nuova generazione
Dynasty Warriors 6 è il primo episodio della serie espressamente pensato e realizzato per la nuova generazione di console, che finora si era dovuta accontentare di mediocri adattamenti delle versioni Playstation 2.
Il primo a beneficiare della novità risulta, ovviamente, il comparto tecnico. Per dare forma visibile a questo rinnovamento della saga, alla Koei hanno pensato bene di rivedere il look esteriore dei vari protagonisti, da troppo tempo sempre uguali. Così si è passati da lievi ritocchi (tipo Cao Cao e Liu Bei), a modifiche significative (tipo Diao Chan, che ora combatte con una frusta) per arrivare a veri e propri stravolgimenti (come quello che colpisce il crudele Dong Zhuo, totalmente rivisto nell’aspetto). Anche le animazioni sono totalmente rifatte, con sessioni di motion capture realizzate con l’apporto di veri esperti di arti marziali: il risultato sono personaggi più credibili e molto meno legnosi nei movimenti rispetto al passato.
Il nuovo motore grafico presenta un apprezzabile grado di dettaglio, numerosi “effetti speciali” si accompagnano ai nostri attacchi, ma soprattutto gestisce un numero ancora più elevato di nemici su schermo, anche se a fronte di qualche occasionale rallentamento: sotto questo aspetto la versione per Playstation 3 sembra risentire maggiormente del problema rispetto a quella per Xbox 360.
Sparisce finalmente il nebbione onnipresente in buona parte dei vecchi episodi, sostituito da una linea dell’orizzonte impensabile finora per la sua profondità. D’altronde è anche vero che spesso gli avversari compaio comunque dal nulla, invece di vederli arrivare da lontano, così come non mancano fenomeni di pop-up, anche se decisamente più limitati che in passato.
Gli scenari sono in totale una ventina e sono stati completamente rivisti rispetto al passato, anche se la varietà risulta un poco limitata. In generale appaiono più curati e dettagliati, tuttavia continuano a soffrire di una certa povertà di elementi scenici. Per la prima volta è stato implementato lo scorrere del tempo, così non è raro cominciare uno scontro in notturna per poi vedere il cielo schiarirsi lentamente, o viceversa.
Vale a questo punto aggiungere come la colonna sonora rimanga quella di sempre, con un riuscito mix di moderno e antico, mentre l’unico doppiaggio presente è quello inglese, tra l’altro con le stesse voci: evidentemente ormai si sono affezionati ai personaggi, anche se non sarebbe male qualche volta ascoltare il doppiaggio originale.

Sul campo di battaglia
Passiamo adesso ad analizzare la fase sul campo. Le modalità a disposizione sono le classiche, Musou, Sfida e Libera, le ultime due del tutto accessorie. La Musou è la principale e permette di vivere la storia dei Tre Regni nei panni del condottiero prescelto. All’inizio sono disponibili solo 9 eroi, ma altri vengono sbloccati in seguito, anche se, a differenza che in passato, non tutti sono utilizzabili nella modalità Musou.
Il gioco alterna le battaglie (6 per ogni condottiero) a scene di intermezzo realizzate con la grafica di gioco che narrano lo svolgersi degli eventi. Rispetto agli altri capitoli in ogni scontro, oltre all’obiettivo primario (che in genere è sconfiggere il leader avversario evitando nel contempo che soccomba quello del nostro esercito), sono presenti 3 obiettivi secondari, il cui conseguimento non è obbligatorio, ma che premiano con una notevole dose di punti esperienza qualora vengano completati.
I punti esperienza sono un’altra delle novità introdotte. Con il tempo il personaggio non si limita a salire automaticamente di livello, ma spetta al giocatore scegliere, su uno schema ramificato, su quali carateristiche intervenire: attacco, difesa, musou, vita e così via. Inoltre, a secondo del “percorso” prescelto, sono presenti bonus di varia natura, ottenibili solo dopo aver sbloccato il “ramo” che porta a loro.
Sparisce invece ogni sistema di potenziamento delle armi: queste si ottengono sul campo di battaglia, ma non sono in alcun modo modificabili. In pratica prima di ogni scontro si tratta solo di scegliere quella con i bonus che preferiamo. Ovviamente più si avanza nei livelli, più si ottengono armi potenti e varie negli effetti.

Combattimento
Come al solito si combatte con solo tre pulsanti: c’è l’attacco normale, quello potente ed infine il colpo speciale da utilizzarsi dopo aver caricato un’apposita barra Musou. In più, novità di questo episodio, troviamo il sistema Renbu: in pratica concatenando una lunga serie di colpi senza interruzioni, si riempie una seconda barra. Più questa è piena, più i colpi della catena si diversificano, diventando più rapidi e potenti. In pratica è adesso possibile infilare tutta una serie di combo mediante il ricorso al solo attacco normale, senza doverlo alternare al potente come accadeva in passato: se questo sia un passo avanti o meno credo spetti ai gusti del giocatore. Personalmente l’ho trovato molto pratico, anche perchè spesso ci si trova in situazioni di affollamento tali che è comodo avere una rapida combo a disposizione. L’attacco speciale, poi, è perfetto per chiudere la combinazione e spazzare via gi avversari quando si fanno troppo pressanti.
Ai tasti offensivi si aggiungono come da tradizione uno per il salto ed uno per la parata, che permette di prevenire anche gli assalti da dietro e può essere spezzata solo con un attacco di potenza.
Da sottolineare anche l’aumentata importanza della cavalcatura, che guadagna esperienza quanto più la utilizziamo nelle missioni, diventando più veloce e potente, e che ci accompagna fedelmente per tutto il corso della battaglia. Non sarà infatti più necessario tornare a riprenderla dove l’abbiamo “parcheggiata” per scendere a combattere, perchè in qualsiasi momento è possibile richiamarla e questa ci raggiungerà in qualunque posizione ci troviamo (fino ad arrivare all’assurdo del cavallo che salta allegramente sugli spalti di un castello assediato, subito dopo che ci siamo arrampicati con le scale)…

Libertà d’azione
Come in passato i campi di battaglia sono delimitati da muri invisibili che non è concesso attraversare. Tuttavia al loro interno vi è ora molta più libertà d’azione.
Gli scenari sono composti da rilievi, foreste, corsi d’acqua, animali selvaggi, torri difensive, basi e fortificazioni di ogni tipo. Sono sempre disponibili più percorsi da seguire, a seconda della strategia offensiva che si intenda adottare, ma è sempre necessario non agire in solitaria e seguire con attenzione l’evolversi della battaglia, perchè se avanziamo solo noi, ignorando gli alleati in difficoltà, l’unica sorte inevitabile sarà la sconfitta.
La libertà cui accennavo sopra si sostanzia in una maggiore interazione del personaggio con gli scenari. Adesso è possibile saltare dalle alture, in modo da risparmiare tempo durante gli spostamenti, o sorprendere i nemici comparendo all’improvviso in mezzo a loro. Un corso d’acqua non rappresenta più un limite invalicabile: sarà possibile attraversarlo a nuoto, oppure a bordo di imbarcazioni. Una fortificazione non ci obbligherà necessariamente a sterminarne i difensori prima di poterla oltrepassare: sarà possibile attaccare il portone ed abbatterlo, oppure avvalersi dell’aiuto di scale per raggiungere i bastioni.
Esistono anche castelli che non possono essere espugnati senza l’aiuto di armi d’assedio. In tal caso è necessario avanzare assieme alle nostre truppe e proteggere gli ingegneri mentre questi costruiscono scale, catapulte e arieti. Volendo portarsi avanti con il lavoro potremo anche scalare le mura e fare strage dei difensori sugli spalti.
Insomma, ci sono molte più cose da fare che in passato ed è necessario usare sempre un po’ di fosforo, anche se la maggior parte del tempo lo si passa comunque a sterminare orde di imbelli avversari.

Longevità
Il capitolo longevità è forse il più controverso di questo mio articolo, perchè è il più soggetto a variazione, in base alle preferenze dei singoli giocatori. Portare a termine tutte le campagne, potenziare al massimo gli eroi, sbloccare tutti i personaggi richiede molto tempo e l’implementazione del multiplayer per 2 giocatori sullo stesso schermo aumenta di molto il divertimento.
D’altronde l’azione alla lunga diventa ripetitiva e la mancanza di una qualsiasi modalità on-line potrebbe pesare per quei giocatori che non rinunciano mai ad una bella sfida in rete. Inoltre i veri appassionati potrebbero non gradire il fatto che ci sono molti meno personaggi del solito, dato che solo una ventina possono essere usati nella modalità Musou, mentre gli altri servono solo nel multiplayer o nelle modalità Sfida o Libera.

 

E’ disponibile per il download la demo in lingua inglese di Dynasty Warriors 6.
Dimensioni del File: 320 MB

Half-Life 2

Posted on the settembre 27th, 2008 under sparatutto by Miki

Half-Life 2 è una grande emozione. Poter esprimere un parere, seppur personale come sempre, su un gioco che come Half-Life 2 è destinato a fare la storia e a rimanerci con grande energia per sempre è una grande soddisfazione, seconda solo a quella legata al consenso dei propri lettori. Dico questo per entrare un po’ nel merito dell’attesa, dell’hype, della grande ansia che si sono scatenate dietro al progetto che ha tenuto Valve davanti ai monitor per ben sei anni.
Nel 1998, infatti, fu rilasciato il primo Half-Life, progetto sicuramente in sordina ma che già, in fase di press release, proponeva delle feature inedite per il tempo. La capacità di sbalordire, di innovare, di spiazzare sicuramente ha da sempre contraddistinto i ragazzi di Valve. Half-Life per la prima volta ci metteva nei panni di un personaggio che non parlava, che non avrebbe fatto mai niente senza che noi, il suo vero io, non gliel’avessimo ordinato. L’obiettivo era di ricreare una sorta di film, nel quale gli avvenimenti si verificassero rigorosamente uno dietro l’altro, senza sobbalzi temporali, senza lasciare un solo secondo al destino e quindi fuori dallo sguardo e dall’operato del giocatore. Soprattutto la presentazione di Half-Life entrò nella storia, ben presto molti altri shooter 3D la presero a modello: insomma è diventato un punto fisso. Quel gioco sbalordiva anche per la grande atmosfera, per l’intelligenza artificiale paurosa per i tempi dei marine, per l’adrenalina che riusciva a dare al giocatore.
Detto questo vi aggiungo che chi scrive non è stato certo un fan sfegatato del gioco di cui stiamo parlando. Insomma, sezioni troppo cervellotiche, mi riferisco sopratutto a quelle da platform, rallentavano un ritmo per altri versi certamente perfetto. Inoltre, la ripetitività delle mura di Black Mesa mi stava un po’ sullo stomaco, ma non si poteva proprio uscire da quelle ossessive mura bianche? Non dico che non si trattava di capolavoro ma che, probabilmente, altri grandi shooter 3D gli stavano sopra. Ora, Valve sembra aver capito che alcune cose del primo Half-Life potevano essere migliorate, soprattutto dal punto di vista della varietà di gioco. E, come vedremo, è proprio questo l’aspetto più curato, se vogliamo più innovativo da un certo punto di vista, del sequel più atteso di tutti i tempi.

Due parole vanno però spese anche sull’hype che è stato creato intorno ad Half-Life 2. I continui posticipi, l’annuncio “a sorpresa”, i furti del codice, la creazione della piattaforma online Steam, il rilascio di Counter-Strike: Source qualche settimana prima del rilascio hanno creato nei giocatori un’attesa spasmodica. Nei vari forum videoludici, e quindi compreso il nostro, i momenti che separavano i giocatori dalle attese ore 9:00 (il momento il cui il gioco è stato sbloccato) sono stati trascorsi con fibrillazione, con un’ansia che mai era stata provata per un semplice videogioco. Ebbene, il motivo dell’hype non va trascurato. Tutti, quando ci mettiamo davanti ad Half-Life 2, dobbiamo prendere in considerazione anch’esso se vogliamo dare un giudizio imparziale. La grande attesa, insomma, può lasciarci delusi su aspetti che ritenevamo più curati ma può anche farci sopravvalutare degli elementi che sono stati eccessivamente “pompati” in fase di press release.
Con tutti questi accorgimenti ci lanciamo, senza ulteriori indugi, nella recensione del capolavoro preannunciato per eccellenza.

è difficile dare un giudizio preciso su Half-Life 2 considerando tutto l’hype che è stato creato attorno al gioco di Valve.
Sicuramente, Half-Life 2 è un gioco molto variegato, tecnologicamente estremamente innovativo, esaltante e con un motore grafico assolutamente sbalorditivo. Non basta? Aggiungo allora che vanta un’intelligenza artificiale quasi perfetta per quello che riguarda i combine, un motore fisico impressionante soprattutto perché rende gli scontri a fuoco veramente realistici e un’atmosfera intensissima corroborata dall’introduzione di tecnologie futuristiche che rendono il tutto ancora più affascinante.
Non ci sono difetti allora? Qualcuno c’è, ma potremo comunque tranquillamente considerarlo di secondo piano. Inizialmente vanno considerati i troppo frequenti caricamenti, ma dobbiamo anche sottolineare il fatto che il gioco non sia lunghissimo (anche se questo è comunque un aspetto soggettivo: meglio giochi corti ma che restano impressi per sempre nell’esperienza dei giocatori o mattoni lunghi con tante fasi sotto ritmo?) e l’abbassamento del ritmo a fronte di alcune sequenze troppo cervellotiche, soprattutto in concomitanza con le parti platform.
Ad ogni modo, completare Half-Life 2 è stato un brutto colpo al cuore: la sensazione di non rivedere tanto spettacolo in un videogioco per molto tempo è veramente pesante.
Detto questo salta sicuramente all’attenzione di tutti il solito discorso: meglio DooM 3 o Half-Life 2? La risposta è veramente molto difficile. Quello che possiamo dire è che si tratta di due grandissimi capolavori che, per versi differenti, hanno aperto una nuova generazione non solo nell’intendere gli shooter 3D, ma i videogiochi in generale.
Se DooM 3, infatti, ha privilegiato maggiormente una struttura da shooter 3D puro, Half-Life 2 propone tante sequenze differenti tra di loro, alcune delle quali si allontanano molto dal concetto di shooter 3D, mettendo al primo piano l’aspetto legato alla spettacolarità.
In definitiva, riteniamo però Half-Life 2 una spanna sopra proprio grazie alle sconvolgenti innovazioni che propone sotto il piano meramente tecnologico che contribuiscono alla realizzazione di un’esperienza di gioco fortemente immersiva, frenetica e realistica.

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