Posts Tagged ‘propone’
- Piattaforma:
- PC
- Editore:
- Leader
- Sviluppatore:
- Codemasters
- Genere:
- Racing

Punteggio8.5/10 |
Pro:+ Menu grafici accattivanti |
Contro:- I.A. non eccezionale |
Nata nel 1998, la saga rallystica del compianto Colin McRae ha visto Codemasters cambiare progressivamente approccio nel corso degli anni: se i primi titoli erano rigorose simulazioni dedicate agli appassionati, lentamente il brand si è aperto ad un pubblico più ampio, arrivando con DIRT ad abbracciare per la prima volta diverse categorie di corse offroad, ed un modello di guida decisamente più arcade.
Welcome to the show
DIRT 2 prosegue sullo stesso sentiero, proponendosi apertamente come un prodotto che fa della spettacolarità uno dei suoi punti di forza. Tale proposito è sin da subito esplicitato esplorando le opzioni di gioco: il menu minimalista del predecessore è stato sostituito con un’interfaccia grafica colorata e fracassona che porta il giocatore dritto nei paddock delle corse, permettendogli di esplorare attraverso varie schermate la propria roulotte ed il garage dei veicoli, selezionando ad esempio le gare da una cartina del mondo, o le opzioni da un pannello sul muro.
Per quanto accedere agli eventi richieda un po’ più di tempo del normale, questa impostazione contribuisce a rendere DIRT 2 immersivo sin dai primi istanti, senza quei menu testuali che tendevano a creare distacco dal cuore del gameplay e dall’atmosfera corsaiola.
Giro del mondo
Le diverse categorie di corse offroad sono state racchiuse in un’unica enorme modalità carriera, il Tour Dirt, che adeguandosi al clichè “da zero a mito” segue passo passo il giocatore in un percorso che va dalle gare amatoriali sino alle vette rappresentate degli X Games, competizioni realmente esistenti che racchiudono il meglio degli sport estremi mondiali. Gara dopo gara il giocatore guadagnerà punti esperienza utili a sbloccare nuove aree del mondo, e le relative competizioni, tutte accessibili dalla medesima mappa. Il parco auto sarà invece ampliabile con un apposito sistema economico: si comincia la carriera con una classica Subaru Impreza, ma per acquistare bolidi sempre più performanti occorrerà accumulare i premi in denaro messi in palio nei vari eventi, ottenibili solo con un piazzamento al primo posto. Più alto sarà il livello di difficoltà selezionato ad ogni inizio gara, maggiore la cifra in caso di vincita.
Così come gli eventi, i circa 30 mezzi da gara concessi su licenza sono divisi in categorie, costringendo talvolta ad acquisti forzati per ottenere la partecipazione ad una data competizione. L’anima arcade del titolo non propone molte opzioni per quanto riguarda la personalizzazione ed il tuning dei veicoli: vi sono delle livree preconfezionate sbloccabili con le vittorie, simpatici gadget per personalizzare il cruscotto, ed un semplicistico menu che permette di modificare aspetti di base di motore e trasmissione, ma senza possibilità di approfondimento.
Anima di fango
Dove DIRT 2 fa meglio il suo lavoro infatti non è nei menu di personalizzazione, bensì sulle piste sparse per i quattro angoli del globo. Gli eventi della campagna sono oltre 100, divisi per aree geografiche. Si comincia con le classiche gare rally sia in solitaria, sia su circuito con avversari, per poi passare a modalità più estrose a bordo di pick up e dune buggies. Il titolo vanta la partecipazione di esponenti reali del mondo delle corse offroad, tra cui Ken Block e Travis Pastrana: avanzando nei rank del Tour Dirt potremo guadagnarci la stima di questi personaggi famosi, che ci offriranno talvolta sfide dirette, o potranno essere scelti per gareggiare insieme a noi nelle competizioni in modalità
Come accennato, oltre alle gare presenti sulla mappa, salendo di livello si avrà accesso anche ai famosi X Games, competizioni speciali consistenti in tre gare consecutive appartenenti a tre diverse categorie: piazzandosi al primo posto si otterranno consistenti premi in denaro e mezzi speciali.
Il modello di guida creato dai ragazzi di Codemasters è un buon mix, con una vena arcade particolarmente accentuata che non rinuncia comunque a differenziare con cura le diverse categorie di veicoli e le loro risposte in base al terreno. Per quanto si abbia a volte una sensazione di eccessiva leggerezza e pattinamento dei veicoli sulle diverse superfici, ereditata dal predecessore, il modello è nel complesso godibile, e sarà in grado di divertire chiunque non abbia pretese di assoluto realismo.
Ereditata direttamente da GRID è l’opzione Flashback, che permette di “riavvolgere” qualche secondo di gara e tornare indietro nel tempo prima ad esempio di una rovinosa collisione. Tale possibilità è naturalmente limitata o del tutto assente a seconda del livello di difficoltà selezionato ad inizio gara.
L’idea di spargere i circuiti per i quattro angoli della terra ha permesso agli sviluppatori di variare molto le ambientazioni dei singoli tracciati, e le relative condizioni della pista. Dalla sabbia del Marocco al verde della Croazia, dai circuiti cittadini del Giappone a quelli selvaggi della bassa California: la varietà è garantita. Il design dei singoli tracciati è perlopiù molto curato, mostrando percorsi alternativi ed insidiosi ostacoli sistemati ad hoc, che andranno ad aumentare l’adrenalina delle gare.
L’Intelligenza Artificiale che muove gli avversari è buona ma non eccezionale: i giocatori più smaliziati dovranno settare sin da subito il livello di difficoltà al massimo per ottenere un livello di sfida sufficiente.
Per quanto una certa dose di realismo sia riscontrabile negli errori che i piloti commettono lungo i tracciati, essi tendono sempre e comunque a rimanere in un gruppo compatto, facendo sì che ai livelli intermedi di difficoltà il giocatore si trovi a gareggiare spesso in solitaria.
Multigiocatore
La longeva modalità Tour Dirt è affiancata da un comparto online che supporta sino ad 8 giocatori in competizione tra di loro, con la possibilità di creare gare e tornei completamente personalizzati, scegliendo modalità, categoria di veicoli e tracciati. Tutte le macchine sono immediatamente disponibili, anche se non sono state sbloccate nella modalità Tour Dirt, rendendo le partite online godibili per tutti. Rispetto al predecessore, con DIRT 2 è finalmente possibile gareggiare con altre macchine in contemporanea sullo stesso tracciato, il che regala competizioni combattute ed estremamente dinamiche. Abbiamo testato alcune di queste gare riscontrando la totale assenza di lag ed un downgrade grafico per nulla invasivo. Ottimo il tracciamento delle statistiche, che prevede l’accumulo di punti fama simile al sistema dell’esperienza visto nel Tour singolo giocatore.
Comparto Tecnico
L’engine che muove DIRT 2 è il medesimo visto nell’ottimo GRID, ovviamente aggiornato dai ragazzi di Codemasters. A colpire sono senza dubbio le visuali di ampissimo respiro, caratterizzate da un orizzonte vasto e da un buon dettaglio a bordo pista, tra pubblico, strutture e vegetazione.
La modellazione dei veicoli è ben fatta, andando a comprendere dettagli interessanti come parti mobili ed animate. Le texture che ricoprono i modelli presentano una qualità altalenante: ottime quelle della carrozzeria, con riflessi in tempo reale, sottotono quelle di alcuni componenti, come gli pneumatici e diversi dettagli dei paraurti.
L’effettistica è ottima, a partire dal comparto luci e continuando con i riflessi e gli effetti particellari legati agli scontri. E’ naturalmente presente un completo modello dei danni, che va ad interessare tanto l’estetica, in maniera realistica, tanto le prestazioni dei veicoli. In alcuni punti dei tracciati sono stati aggiunti elementi del paesaggio distruttibili, per donare massima spettacolarità ad alcune sequenze.
Il frame rate, una delle maggiori lacune del predecessore, è stato decisamente migliorato e va incontro a sporadici rallentamenti solo in alcune fasi di bagarre selvaggia. Più frequente è invece il tearing dovuto a problemi di vertical sync, che nella versione Playstation 3 da noi testata si è presentato più volte.
Per godere al massimo di una gara è possibile rivederla tramite il pratico replay, con ottime inquadrature.
Nel complesso un colpo d’occhio di tutto rispetto, forse meno rivoluzionario di quello del predecessore, ma comunque solido e ricco di effetti usati con maestria.
Buono anche il comparto audio, caratterizzato da una soundtrack rock su licenza, e da effetti di ottima qualità.
Sintesi
La saga rallystica di Colin McRae trova in DIRT 2 un degno successore, che prosegue sulla strada di innovazione intrapresa dal suo illustre predecessore. Se i puristi del rally potrebbero non essere contenti, va detto che l’inserimento di altre categorie di corse offroad giova non poco alla varietà del gameplay. La longevità è assicurata dalla mastodontica modalità Tour e dal buon comparto online, che diverte e si rivela molto personalizzabile. La natura arcade del modello di guida riesce comunque ad essere appagante ed impegnativa, ed i molti livelli di difficoltà assicurano un prodotto aperto anche a giocatori esperti. DIRT 2 non ha la stessa carica innovativa del predecessore, ma lima alcuni difetti e stupisce per l’ottima cura al dettaglio, confermandosi come un must buy per tutti gli appassionati di corse offroad.
Altri articoli e recensioni su:
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E’ decisamente un buon periodo per gli appassionati di giochi di strategia, questo grazie all’uscita di titoli di grosso calibro come Dawn of War 2 e Empire: Total War, per non parlare dell’attesissimo secondo capitolo di Starcraft che speriamo possa essere presto disponibile. Tra questi pezzi da novanta, cerca di farsi spazio il nuovo nato della serie di Stormregion Codename: Panzers – Cold War, avvalendosi di uno scenario original, un gameplay piuttosto classico ma snello e veloce ed un ottimo comparto grafico. Sarà sufficiente per fare breccia nei cuori dei giocatori?
L’eterno scontro tra occidente e oriente#8232;
L’anno è il 1949. Il mondo intero sta lentamente riprendendosi dalla Seconda Guerra Mondiale, mentre il Vecchio Continente si sta letteralmente dividendo in blocco sovietico a est e blocco delle nazioni unite a ovest. La tensione è tale che basterebbe anche solo un piccola scintilla per far scoppiare un nuovo conflitto su scala mondiale. Il mattino dell’8 aprile un incidente nei cieli di Berlino farà crollare i delicati equilibri raggiunti dando così il via a una nuova stagione bellica. Il giocatore dovrà gestire le forze occidentali con lo scopo di portare a termine le diciotto missioni che compongono la campagna single player, guidando piccoli gruppi sia di fanteria che di carri armati, in diverse location attraverso l’est Europa. Brevi sequenze filmate, che purtroppo non spiccano per qualità, unite ai briefing prima di ogni missione, vi permetteranno di seguire dell’interessante plot che farà da collante tra i diversi livelli. Similmente a quanto visto nei precedenti episodi della serie Codename Panzers, questo Cold War propone una buona varietà di compiti da svolgere, che possono andare dall’attaccare al difendere un obiettivo, talvolta lo stesso costringendovi così a cambiare repentinamente strategia, alla protezione di convogli in movimento, uniti a brevi compiti che vi verranno assegnati direttamente sul campo e che contribuiranno a mantenere molto dinamica l’azione di gioco. Purtroppo il tasso di varietà, seppur buono, non è elevatissimi e, alla lunga, gli obiettivi si assomiglieranno un po’ tutti.
A la guerra!
Il gioco propone un’impostazione tipica da Rts caratterizzato da un’interfaccia utente piuttosto semplice ed agile. L’elemento principale su cui vengono costruite le diverse missioni, sono i cosiddetti punti di controllo, rappresentati con delle bandiere e presenti sul campo di battaglia in numero differente da missione a missione. Conquistato uno di questi, vedrete salire il contatore del vostro prestigio, unica risorsa presente nel titolo e moneta di scambio utile per poter acquistare nuove unità, compiere mosse particolari e così via. Va da sé che più punti di controllo conquisterete, più prestigio acquisirete. Sebbene questa scelta possa sembrare semplicistica, gli sviluppatori sono stati abbastanza abili nel mascherarla inserendo compiti sufficientemente vari e divertenti che spesso vi verranno assegnati anche direttamente sul campo. Il quantitativo di unità differenti è piuttosto limitato rispetto alla media tipica degli RTS, ma è stata una scelta esplicita di Stormregion che ha preferito dare al giocatore un’ampia possibilità di personalizzazione. Ad esempio i carri armati possono essere equipaggiati con il lanciafiamme, utile a sterminare la fanteria nemica, o trasformare le unità di trasporto in mezzi anfibi per guadare un corso d’acqua; o, ancora, far lanciare ad un’unità di fanteria una granata contro il nemico e così via. Presente anche il supporto aereo, nonché la possibilità di richiamare rinforzi (unico modo per rimpinguare le proprie fila) o elicotteri scout per visualizzare sulla mappa per pochi secondi la posizione delle unità nemiche. I soldati ingegneri potranno, inoltre, costruire delle strutture di supporto per ripristinare i danni subiti dai mezzi corazzati, mentre i medici potranno erigere una baracca/infermeria per curare le ferite dei vostri uomini. Questi ultimi, in sinergia con i carri armati di trasporto uomini, potranno essere sfruttati come curatori da affiancare alle unità di attacco per mantenerne alto il quantitativo di energia.
Purtroppo Codename: Panzers – Cold War è afflitto da alcuni difetti minori che ne minano la qualità globale. Un esempio è l’IA nemica che pecca in capacità di adattamento e che vedrete in molti frangenti agire in modo piuttosto insensato e slegato da quella che è stata la vostra strategia di attacco. Questo elemento abbassa il livello di difficoltà generale, già non altissimo. Consigliamo quindi ai veterani di giocare in modalità difficile. Presenti anche alcuni problemi di path-finding che vi costringeranno a rincorrere alcune delle vostre unità disperse per il campo di gioco. Per il resto il giudizio complessivo sull’impianto di gioco è sicuramente positivo grazie a un buon bilanciamento tra profondità ed immediatezza.
Non sarà l’Unreal Engine, però…
Il comparto grafico di Codename: Panzers – Cold War è di ottimo livello. Il Gepard Engine, motore proprietario di Stormregion, è in grado di gestire un alto livello di dettaglio unito ad una fisica realistica. Impostando la qualità al massimo potrete godere di texture molto dettagliate, oltre che di spettacolari shader apprezzabili soprattutto nella resa dei riflessi e dell’acqua. Molto buoni anche gli effetti speciali, con esplosioni spettacolari e che deformeranno in parte il terreno ed una resa delle fiamme a dir poco spettacolare. Anche le unità sono ben realizzate, sebbene la fanteria, vista da vicino, non goda dello stesso livello di dettaglio del resto. A confermare un giudizio decisamente positivo sul comparto grafico del gioco, il sistema di gestione delle condizioni meteo, ottimamente implementato e che garantisce variazioni in tempo reale, oltre che il passaggio da giorno a notte e viceversa. Purtroppo tanta spettacolarità si deve pagare abbastanza cara, in quanto vedrete il gioco scendere di frame rate in modo molto evidente e fastidioso in più occasioni. Visto il genere a cui appartiene, questo difetto non inficerà più di tanto il gameplay, ma appare comunque come un problema di ottimizzazione che speriamo venga sistemato con degli aggiornamenti. Di buon livello anche il comparto sonoro, con effetti azzeccati ma musiche che non spiccano particolarmente. Segnaliamo, infine, il supporto per sistemi dual-monitor. La longevità è molto buona, grazie alle diciotto missioni presenti, a patto, ovviamente, che teniate alto il livello di difficoltà.
Sintesi
Codename: Panzers – Cold War risulta essere un buon esponente della propria categoria. I difetti riscontrati consistono in una difficoltà non troppo elevata, elemento invitante per i novizi, ma non altrettanto per i veterani degli RTS, unita a un’intelligenza artificiale che non permette di sfruttare appieno le possibilità tattiche offerte dal titolo. Altro problema è rappresentato dalla concorrenza, davvero agguerrita in questi ultimi mesi, elemento che renderà non poco difficile la vita del titolo Stormregion. Consigliato agli appassionati se giocato a livello difficile e a chi vuole approcciare per la prima volta il mondo degli strategici.
Altri articoli e recensioni su:
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deCodename: Panzers – Cold War cisamente un buon periodo per gli appassionati di giochi di strategia, questo grazie all’uscita di titoli di grosso calibro come Dawn of War 2 e Empire: Total War, per non parlare dell’attesissimo secondo capitolo di Starcraft che speriamo possa essere presto disponibile. Tra questi pezzi da novanta, cerca di farsi spazio il nuovo nato della serie di Stormregion Codename: Panzers – Cold War, avvalendosi di uno scenario original, un gameplay piuttosto classico ma snello e veloce ed un ottimo comparto grafico. Sarà sufficiente per fare breccia nei cuori dei giocatori?
L’eterno scontro tra occidente e oriente#8232;
L’anno è il 1949. Il mondo intero sta lentamente riprendendosi dalla Seconda Guerra Mondiale, mentre il Vecchio Continente si sta letteralmente dividendo in blocco sovietico a est e blocco delle nazioni unite a ovest. La tensione è tale che basterebbe anche solo un piccola scintilla per far scoppiare un nuovo conflitto su scala mondiale. Il mattino dell’8 aprile un incidente nei cieli di Berlino farà crollare i delicati equilibri raggiunti dando così il via a una nuova stagione bellica. Il giocatore dovrà gestire le forze occidentali con lo scopo di portare a termine le diciotto missioni che compongono la campagna single player, guidando piccoli gruppi sia di fanteria che di carri armati, in diverse location attraverso l’est Europa. Brevi sequenze filmate, che purtroppo non spiccano per qualità, unite ai briefing prima di ogni missione, vi permetteranno di seguire dell’interessante plot che farà da collante tra i diversi livelli. Similmente a quanto visto nei precedenti episodi della serie Codename Panzers, questo Cold War propone una buona varietà di compiti da svolgere, che possono andare dall’attaccare al difendere un obiettivo, talvolta lo stesso costringendovi così a cambiare repentinamente strategia, alla protezione di convogli in movimento, uniti a brevi compiti che vi verranno assegnati direttamente sul campo e che contribuiranno a mantenere molto dinamica l’azione di gioco. Purtroppo il tasso di varietà, seppur buono, non è elevatissimi e, alla lunga, gli obiettivi si assomiglieranno un po’ tutti.
A la guerra!
Il gioco propone un’impostazione tipica da Rts caratterizzato da un’interfaccia utente piuttosto semplice ed agile. L’elemento principale su cui vengono costruite le diverse missioni, sono i cosiddetti punti di controllo, rappresentati con delle bandiere e presenti sul campo di battaglia in numero differente da missione a missione. Conquistato uno di questi, vedrete salire il contatore del vostro prestigio, unica risorsa presente nel titolo e moneta di scambio utile per poter acquistare nuove unità, compiere mosse particolari e così via. Va da sé che più punti di controllo conquisterete, più prestigio acquisirete. Sebbene questa scelta possa sembrare semplicistica, gli sviluppatori sono stati abbastanza abili nel mascherarla inserendo compiti sufficientemente vari e divertenti che spesso vi verranno assegnati anche direttamente sul campo. Il quantitativo di unità differenti è piuttosto limitato rispetto alla media tipica degli RTS, ma è stata una scelta esplicita di Stormregion che ha preferito dare al giocatore un’ampia possibilità di personalizzazione. Ad esempio i carri armati possono essere equipaggiati con il lanciafiamme, utile a sterminare la fanteria nemica, o trasformare le unità di trasporto in mezzi anfibi per guadare un corso d’acqua; o, ancora, far lanciare ad un’unità di fanteria una granata contro il nemico e così via. Presente anche il supporto aereo, nonché la possibilità di richiamare rinforzi (unico modo per rimpinguare le proprie fila) o elicotteri scout per visualizzare sulla mappa per pochi secondi la posizione delle unità nemiche. I soldati ingegneri potranno, inoltre, costruire delle strutture di supporto per ripristinare i danni subiti dai mezzi corazzati, mentre i medici potranno erigere una baracca/infermeria per curare le ferite dei vostri uomini. Questi ultimi, in sinergia con i carri armati di trasporto uomini, potranno essere sfruttati come curatori da affiancare alle unità di attacco per mantenerne alto il quantitativo di energia.
Purtroppo Codename: Panzers – Cold War è afflitto da alcuni difetti minori che ne minano la qualità globale. Un esempio è l’IA nemica che pecca in capacità di adattamento e che vedrete in molti frangenti agire in modo piuttosto insensato e slegato da quella che è stata la vostra strategia di attacco. Questo elemento abbassa il livello di difficoltà generale, già non altissimo. Consigliamo quindi ai veterani di giocare in modalità difficile. Presenti anche alcuni problemi di path-finding che vi costringeranno a rincorrere alcune delle vostre unità disperse per il campo di gioco. Per il resto il giudizio complessivo sull’impianto di gioco è sicuramente positivo grazie a un buon bilanciamento tra profondità ed immediatezza.
Non sarà l’Unreal Engine, però…
Il comparto grafico di Codename: Panzers – Cold War è di ottimo livello. Il Gepard Engine, motore proprietario di Stormregion, è in grado di gestire un alto livello di dettaglio unito ad una fisica realistica. Impostando la qualità al massimo potrete godere di texture molto dettagliate, oltre che di spettacolari shader apprezzabili soprattutto nella resa dei riflessi e dell’acqua. Molto buoni anche gli effetti speciali, con esplosioni spettacolari e che deformeranno in parte il terreno ed una resa delle fiamme a dir poco spettacolare. Anche le unità sono ben realizzate, sebbene la fanteria, vista da vicino, non goda dello stesso livello di dettaglio del resto. A confermare un giudizio decisamente positivo sul comparto grafico del gioco, il sistema di gestione delle condizioni meteo, ottimamente implementato e che garantisce variazioni in tempo reale, oltre che il passaggio da giorno a notte e viceversa. Purtroppo tanta spettacolarità si deve pagare abbastanza cara, in quanto vedrete il gioco scendere di frame rate in modo molto evidente e fastidioso in più occasioni. Visto il genere a cui appartiene, questo difetto non inficerà più di tanto il gameplay, ma appare comunque come un problema di ottimizzazione che speriamo venga sistemato con degli aggiornamenti. Di buon livello anche il comparto sonoro, con effetti azzeccati ma musiche che non spiccano particolarmente. Segnaliamo, infine, il supporto per sistemi dual-monitor. La longevità è molto buona, grazie alle diciotto missioni presenti, a patto, ovviamente, che teniate alto il livello di difficoltà.
Sintesi
Codename: Panzers – Cold War risulta essere un buon esponente della propria categoria. I difetti riscontrati consistono in una difficoltà non troppo elevata, elemento invitante per i novizi, ma non altrettanto per i veterani degli RTS, unita a un’intelligenza artificiale che non permette di sfruttare appieno le possibilità tattiche offerte dal titolo. Altro problema è rappresentato dalla concorrenza, davvero agguerrita in questi ultimi mesi, elemento che renderà non poco difficile la vita del titolo Stormregion. Consigliato agli appassionati se giocato a livello difficile e a chi vuole approcciare per la prima volta il mondo degli strategici.
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Classifica GPU, processori grafici – GENNAIO 2009
La scheda video al top della classifica è la Ati Radeon HD 4870 X2 nella versione overcloccata, ossia con frequenza di clock di 780 MHz anziché 750.
Il prezzo della Ati Radeon HD 4870 X2 è ancora troppo elevato e l’aumento delle prestazioni verificato nel passaggio alla versione a 780 MHz è solo del 4%.
Per chi ha intenzione di non spendere un capitale ma vuole comunque possedere una scheda video adatta ai giochi, all’alta definizione e al 3D, è consigliabile valutare schede con GPU Ati Radeon HD 4850 .
Il processore video economico è offerto dalla nuova Ati Radeon HD 4670 , che propone un bus di memoria a 128 bit e un buon rapporto prezzo/prestazioni.
La tabella seguente mostra le 30 GPU (processori grafici delle schede video) più potenti in commercio. Per ogni GPU è definito il nome, il prezzo, il tipo e la quantità di memoria installata e infine l’indice delle prestazioni.
1° POSTO: Ati Radeon HD 4870 X2

La GPU più consigliata: Ati Radeon HD 4850

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LINK
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CPU
|
PREZZO
|
PRESTAZIONI
|
MEMORIA
|
FREQUENZA(MHz)
|
|
|
Ati Radeon HD 4870 X2 (NEW) |
460
|
100
|
2 GB GDdr5
|
780
|
|
|
Ati Radeon HD 4870 X2 (NEW) |
460
|
97,9
|
2 GB GDdr5
|
750
|
|
|
nVidia GeForce GTX 280 |
450
|
90,6
|
1 GB GDdr3
|
700
|
|
|
nVidia GeForce GTX 280 |
450
|
83,9
|
1 GB GDdr3
|
600
|
| nVidia GeForce 9800 GX2 |
420
|
88,1
|
1 GB GDdr3
|
670
|
|
|
|
Ati Radeon HD 4870 (NEW) |
290
|
81,6
|
512 MB GDdr5
|
780
|
| nVidia GeForce 9800 GX2 |
290
|
81,6
|
1 GB GDdr3
|
600
|
|
|
|
nVidia GeForce GTX 260 |
300
|
80,3
|
896 MB GDdr3
|
666
|
|
|
nVidia GeForce GTX 260 |
230
|
75,3
|
896 MB GDdr3
|
575
|
|
|
Ati Radeon HD 4870 (NEW) |
240
|
74,1
|
512 MB GDdr5
|
750
|
|
LINK
|
CPU
|
PREZZO
|
PRESTAZIONI
|
MEMORIA
|
FREQUENZA(MHz)
|
| Ati Radeon HD 4850 (NEW, Consigliato) |
180
|
70,3
|
512 MB GDdr3
|
685
|
|
| Ati Radeon HD 3870 X2 |
270
|
70,3
|
1 GB GDdr3
|
825
|
|
| Ati Radeon HD 4850 (NEW) |
180
|
65,9
|
1 GB GDdr3
|
625
|
|
| nVidia GeForce 9800 GTX+ (NEW) |
200
|
65,3
|
512 MB GDdr3
|
760
|
|
| Ati Radeon HD 4850 |
180
|
64,9
|
512 MB GDdr3
|
625
|
|
| nVidia GeForce 9800 GTX+ (NEW) |
180
|
63,6
|
512 MB GDdr3
|
740
|
|
| nVidia GeForce 9800 GTX (NEW) |
200
|
59,7
|
512 MB GDdr3
|
755
|
|
| nVidia GeForce 9800 GTX (NEW) |
270
|
59,5
|
512 MB GDdr3
|
780
|
|
| nVidia GeForce 9800 GT |
140
|
58,7
|
512 MB GDdr3
|
700
|
|
| nVidia GeForce 8800 GT (NEW) |
330
|
57,9
|
512 MB GDdr3
|
720
|
|
LINK
|
CPU
|
PREZZO
|
PRESTAZIONI
|
MEMORIA
|
FREQUENZA(MHz)
|
| nVidia GeForce 8800 GTX |
140
|
56,4
|
768 MB GDdr3
|
600
|
|
| nVidia GeForce 9800 GT (NEW) |
130
|
50,9
|
512 MB GDdr3
|
600
|
|
| nVidia GeForce 8800 GT |
150
|
50,5
|
512 MB GDdr3
|
630
|
|
| Ati Radeon HD 3870 |
160
|
48,7
|
512 MB GDdr4
|
851
|
|
| Ati Radeon HD 3870 |
160
|
47,3
|
1024 MB GDdr4
|
775
|
|
| Ati Radeon HD 3870 (NEW) |
100
|
46,2
|
512 MB GDdr3
|
775
|
|
| nVidia GeForce 9600 GT (Consigliato) |
140
|
45,1
|
512 MB GDdr3
|
650
|
|
| nVidia GeForce 9600 GT (NEW) |
140
|
43,9
|
1024 MB GDdr3
|
675
|
|
| nVidia GeForce 9600 GSO |
95
|
42,9
|
384 MB GDdr3
|
600
|
|
| Ati Radeon HD 3850 (NEW) |
110
|
42,9
|
512 MB GDdr3
|
730
|

Virtua Fighter 2 è stato un grande successo nel 1995, quando uscì per il mercato coin-op. Il gioco girava su Model 2, ovvero la scheda dei conosciutissimi Sega Rally, Daytona USA e Virtua Cop, e rispetto al primo Virtua Fighter le migliorie apportate al comparto grafico erano ben visibili.
Alla fine dell’anno ‘95 uscì la conversione per Sega Saturn ed ottenne un successo strepitoso, tanto che il picchiaduro dell’AM2 fu proclamato uno dei migliori giochi di lotta del 1996. Passa un anno e il gioco di Yu Suzuki approda anche su PC. Questa è la versione che andremo a visionare.
Virtua Fighter 2 è “ritornato” sul mercato PC grazie alla linea “Xplosiv” di Empire.
Il titolo di AM2 presenta le stesse identiche opzioni della versione Saturn, con l’aggiunta del multiplayer in singolo o a squadra. L’Arcade Mode è la riproduzione del coin-op, il VS Mode è la modalità a due giocatori, l’Expert Mode è una versione più difficile della prima opzione (l’arcade), dove per vincere si devono utilizzare tutte le mosse speciali, il Ranking Mode si gioca come l’Arcade con la differenza che viene mostrato un punteggio ed una graduatoria alla fine della partita. Completano la carrellata delle opzioni il Team Battle Mode, che propone una modalità a squadre, il Watch Mode (la dimostrazione), ed il Playback Mode, che permette di rivedere le vostre performance.
Virtua Fighter 2 presenta 10 lottatori, e quindi 2 in più rispetto al prequel (che ne contava solo 8). Sono disponibili infatti Akira, Pai, Lau, Wolf, Jeffry, Kagemaru, Shun Di, Lion, Sarah e Jack.
Il gioco conta numerose mosse per ogni personaggio e per impararle tutte ci vorrà un bel pò. Il Boss finale del gioco è Dural.
“Real Fighter…”
La conversione, dal punto di vista tecnico, è riuscita discretamente bene. La risoluzione del gioco viaggia a 640×480 (la stessa della versione Saturn) ed i colori sono replicati in maniera più o meno fedele.
Tuttavia la velocità di gioco complessiva della versione PC non raggiunge quella del 32 bit Sega. Quest’ultima, infatti, risulta più fluida e veloce, muovendosi a 60 fotogrammi al secondo.
I fondali degli stage sono realizzati in 2D mentre il ring e i lottatori sono in 3D, proprio come nella versione Saturn. Sono inoltre presenti gli stessi effetti speciali del coin-op e della versione casalinga, come ad esempio i lampi nello stage di Sarah o le foglie portate via dal vento nel quadro di Lau.
L’adattamento viene visualizzato a schermo pieno e, pur mostrando qualche leggera incertezza, tutto sommato il risultato è più che buono.
Anche dal punto di vista audio Virtua Fighter 2 si mantiene fedele al 32 bit Sega, presentando tutte le musiche e buona parte dei campionamenti vocali originali. Ottimi gli FX.
Se amate i pestaggi Virtua Fighter 2 risulta abbastanza giocabile, pur avendo un sistema di controllo leggermente “tortuoso”. Il gioco propone il sistema (classico)dei 3 tasti, pugno, calcio e parata. Una volta imparati i controlli Virtua Fighter 2 risulta discretamente divertente. Come ogni gioco Sega si consiglia l’uso del joypad.
La longevità è buona, grazie alla discreta difficoltà che propone il gioco. Anche una volta finito Virtua Fighter 2 si lascia sempre rigiocare con piacere e questo in virtù delle opzioni presenti nel gioco, come ad esempio il VS Mode ed il multiplayer, che vi terrano compagnia a lungo.
Non sono mai stato un fan di Virtua Fighter e le ragioni risiedono nel sistema di controllo un pò macchinoso. Tuttavia questo secondo capitolo è discretamente giocabile e rispetto al primo episodio offre una realizzazione tecnica più accurata.
Probabilmente la versione Saturn rimane la migliore, ma anche così va bene. In fondo rimane una buona occasione per l’utenza PC di conoscere questo mito dei picchiaduro 3D, oppure per chi non ha mai provato l’originale per Saturn.
Giocato con un joypad Virtua Fighter 2 riesce a divertire e grazie alle numerose modalità, inserite nel gioco, ne avrete per un bel pezzo. Il multiplayer poi è una gradita sorpresa e senz’altro ritornerete a giocare al titolo di AM2.
Ci troviamo di fronte ad un buon titolo che probabilmente farà la felicità di tutti i fans di questa fortunata serie di picchiaduro.


